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Galleria: “Troppo sperma nello stomaco dà al cervello” gli insulti agghiaccianti a Selvaggia Lucarelli

"Troppo sperma nello stomaco dà al cervello" gli insulti agghiaccianti a Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli difende Gene Gnocchi dopo la battuta sul maiale associato a Claretta Petacci, e il web insorge con insulti agghiaccianti. Quando per "difendere un'opinione" si mostra la parte più becera di sé.

Che Selvaggia Lucarelli sia un personaggio controverso e capace di scatenare opinioni contrastanti è ormai cosa risaputa; anzi, la neo direttrice di Rolling Stones sembra aver fatto proprio il motto “il pericolo è il mio mestiere” o, meglio, nel suo caso, la provocazione. Già, perché la giornalista e opinionista ha sempre avuto una lingua tagliente e una penna altrettanto affilata, e, da quando esistono i social, le sue verità Selvaggia le ha sempre buttate nero su bianco. Piacessero o no. Con toni provocatori, appunto, spesso volutamente sardonici, espliciti, estremamente diretti. Ma sempre veraci.

Scrive di tutto, Selvaggia, di femminicidi così come di bullismo, lei che, nella sua versione cyber, lo sperimenta praticamente ogni giorno, anzi dopo ogni post, capace di raccogliere migliaia di commenti, non sempre benevoli (per usare un eufemismo). Scrive di attualità, dà la sua visione delle cose, esprime il suo parere senza peli sulla lingua, esattamente come fa chiunque, fra noi, usando il social o la chiacchierata al bar fra amici.
Ha scritto anche a proposito della querelle nata in seguito alla battuta di Gene Gnocchi, che in diretta a DiMartedì, ha parlato dell’ormai famoso maiale che fruga nei cassonetti della spazzatura a Roma dicendo “È un maiale femmina. Si chiama Claretta Petacci”.

Non solo la battuta, che può piacere o meno, ma su cui il comico emiliano ha invocato il diritto di satira, ha scatenato indignazione e risentimento, soprattutto sul versante di destra delle associazioni e organizzazioni politiche o para-politiche italiane, che hanno chiesto senza troppi giri di parole le scuse, se non proprio “la testa”; l’attenzione si è spostata subito dopo su Selvaggia Lucarelli, in seguito alla pubblicazione di un post in cui la giornalista difendeva Gnocchi.

Ora, appurato che non spetti a noi il compito di entrare nel merito di un dibattito che è decisamente uscito dai confini della satira politica per espandersi a questioni che riguardano fascismo, storia contemporanea italiana, estremismi vari e via dicendo; che non sia nostro compito dire se quella battuta “ci stava o non ci stava”, ci spetta però il diritto, sacrosanto, di giudicare inaccettabili e inammissibili gli insulti alla Lucarelli, perché, in qualunque modo la si pensi, non si dovrebbe mai oltrepassare il limite del rispetto alla persona in quanto tale, alla donna e alla professionista.

Non si dovrebbero leggere mai, neppure nel peggiore momento di foga e di rabbia, frasi come “Troppo sperma nello stomaco dà al cervello”, che, oltre a essere una frase intrisa fino al midollo di misoginia, sessismo, discriminazione, non sarebbe affatto diversa da quella che questi commentatori pensano sia stata rivolta alla Petacci. Insomma, nel tentativo di essere “migliori” si risulta non solo pateticamente uguali, ma addirittura peggiori.

Commenti come quelli rivolti a Selvaggia Lucarelli sono offensivi non solo per le donne, ma per la libertà di espressone in sé. Per il diritto a una libertà di pensiero di cui sembra essersi perso il senso, perché la libertà di commentare su un social un post che non ci trova d’accordo non significa, e non dovrebbe significare mai, dare libero sfogo alla parte più becera, infima e sordida di noi. Dovrebbe, al limite, rappresentare il diritto al confronto civile, allo scambio di opinioni, quello che arricchisce, e certo non c’è nulla di arricchente nello scrivere “Un’altra cerebrolesa che apre bocca e gli dà fiato. Imparasse a fare meno bocchini che forse gli riesce meglio” (e vogliamo soprassedere sul fatto che questo commento appartenga a una donna).
E il fatto che, fra gli autori dei decisamente poco edificanti commenti, ci sia persino qualcuno, è la stessa Selvaggia che lo sottolinea nel post, che rientra “nel filone di quelli che sfilano nei cortei LGBT, scrivono post colmi di buonsenso insegnando tolleranza e gentilezza verso il prossimo, e poi commenta il mio lavoro di giornalista dicendo ‘lei veste Monella Vagabonda, è una sciampista di Civitavecchia, non potrai mai togliere Civitavecchia dalla sciampista‘” contribuisce a rendere ancora più amaro un quadro che parla di tolleranza e amore per tutti raccontati solo a parole, come le fiabe della buonanotte ai bambini. Salvo poi risvegliarsi e trovarsi in un mondo dove, se difendi qualcuno e la gente non è d’accordo, ti meriti di sentirti dare della “lurida maiala”.

Sarà anche la società del 2.0, ma in quanto a civiltà siamo sicuramente sotto lo zero.

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