Dal make-up alle ceneri del padre defunto ad #unalive: la Gen Z e la morte su TikTok

I giovani ne parlano più apertamente attraverso i canali che conoscono meglio: i social. Potrebbe essere "una dinamica riconducibile a un meccanismo di difesa per reagire a un momento storico tragico".

La Gen Z si dimostra più propensa a parlare di morte o di un lutto“, si legge su un articolo di i-D Italy, che sia di persona, all’interno di circuiti specifici come blog tematici o gruppi online, o, soprattutto, sui social“. La Gen Z, con un approccio più maturo rispetto a quello delle generazioni precedenti, sembra essere ossessionata dalla morte.

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I giovani sono stati abituati fin da subito, da programmi televisivi, serie TV (per dirne una recentissima, la produzione Netflix sulla macabra storia di Jeffrey Dhamer), film o video musicali, ad interfacciarsi con il tema della morte, una volta tabù (o comunque riservato a occasioni quali i funerali). Ne parlano quindi più apertamente, magari senza avere la consapevolezza per farlo, e lo fanno in modo molto più schietto, senza edulcoranti, specialmente sul social del momento, ovvero TikTok, dove il generico hashtag #death ha 15 miliardi di views.

Dai meme ironici a contenuti più seri ed emotivi. “Esistono contenuti personali e di sincera condivisione, come funerali, memoriali vari o ricordi pre-morte, ma sono immersi in una gamma molto più ampia e, soprattutto, molto più ironica“, spiega i-D.

Un video divulgativo sui modi peggiori di morire conta sei milioni e mezzo di mi piace, un altro filmato ironizza sulla tendenza a sfruttare la condivisione del lutto per “fare like”.

La morte si intreccia poi con altri temi: in un video, un ragazzo è intento a fare il make up all’urna con le ceneri del defunto padre, omofobo.

@austinsshitshow

Slay in peace dad 😞🙏🏽

♬ original sound - cench

TikTok è anche pieno di contenuti non ironici, che affrontano il tema del suicidio in modo decisamente più serio. Alcuni giovani raccontano i propri problemi o manifestano il pensiero costante del togliersi la vita o del non voler vivere.

Arrivano quindi l’hastag #unalive (non-vivo) e #unalivemyself (uccidere me stesso), che hanno già 10 milioni, utilizzati per raggirare le crescenti politiche di censura del social contro i contenuti che parlano esplicitamente di suicidio o di morte. Quando moltissimi account hanno iniziato a trattare il tema, infatti, TikTok ha cominciato a bannare quei contenuti che contenevano le parole “death” o “suicide“, o mostrare numeri e risorse per la prevenzione.

Parlare di più e in modo più diretto di morte, non significa che non sia una dinamica riconducibile a un meccanismo di difesa per reagire a un momento storico tragico, che percepiamo come senza speranza né futuro“, ha commentato i-D.

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