La recente ricerca pubblicata su PLOS Medicine mette in risalto quanto perdere un figlio sia un’esperienza devastante, che ha ripercussioni a lungo termine sulla salute dei genitori.

In particolare, lo studio ha rivelato che nei giorni immediatamente successivi alla morte di un figlio i genitori hanno un rischio molto elevato di avere un infarto. Dopo la morte di un figlio, infatti, l’aumento del rischio di cardiopatia ischemica o di una riduzione del flusso sanguigno al cuore è del 21%, come dimostra la ricerca.

Lo studio è stato condotto su 6.711.952 genitori danesi e svedesi in un arco di tempo che va dal 1973 al 2014. Tra questi, 126.522 avevano perso almeno un figlio in quel periodo. La ricerca non si è concentrata solo sulla perdita di neonati e bambini molto piccoli, ma anche sulla perdita di figli adolescenti e adulti fino ai 29 anni.

Per i genitori, nei giorni successivi alla morte di un figlio, che sono i più terribili da affrontare, lo studio ha riscontrato che il rischio di infarto è triplicato rispetto a una persona che non ha subito la stessa esperienza. Inoltre, la ricerca mette in evidenza che l’aumento di rischi riguardanti problematiche cardiache nel lungo termine è del 40%.

L’autore principale dello studio, Dang Wei, un dottorando al Karolinska Institute di Stoccolma, ha proposto diversi possibili meccanismi che il nostro organismo utilizza per somatizzare traumi del genere.

Lo stress attiva il sistema nervoso autonomo“, ha detto Wei alla stampa, “ e induce cambiamenti biologici che possono aumentare i livelli di colesterolo. Cambiamenti come questo possono scatenare un infarto“.

Cosa succede al nostro corpo quando siamo in lutto: la biologia del dolore

Oltre a problemi di origine strettamente cardiaca, il lutto può portare a depressione, disturbi mentali, ansia, abuso di alcool e droghe: comportamenti distruttivi che in seguito possono anche far sorgere problemi al cuore.

Lo studio, che ha prodotto dati importanti e inaspettati, come ha commentato la dottoressa Erica S. Spatz, (professoressa associata di medicina cardiovascolare a Yale) è stata resa possibile grazie agli affidabili registri dettagliati di nascita e salute scandinavi, che abbracciano la vita medica dei pazienti per decenni.

Lo studio, come ha specificato Krisztina D. Laszlo alla stampa, professoressa associata di epidemiologia presso l’Istituto Karolinska, non vuole spaventare i genitori che perdono un figlio.

Tuttavia, queste informazioni possono servire per essere consapevoli del pericolo: un genitore che perde un figlio affronta un dolore indicibile e forse è poco propenso a fare attenzione alla sua salute, perciò anche gli amici e i familiari dovrebbero essere accorti nel caso di sintomi sospetti relativi a problemi cardiaci.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!