Gli atti di razzismo subìto che Katie Leung, la "Cho" di Harry Potter, ha dovuto tacere

L'attrice scozzese di origine cinese, Katie Leung, che interpretò Cho Chang nella saga di Harry Potter, fu costretta a negare di aver subìto attacchi razzisti quando era solo un'adolescente. Oggi è un'attivista impegnata, che sposa cause di sensibilità sociale e razziale.

Recentemente l’attrice di “Harry Potter”, Katie Leung ha dichiarato di aver subìto in passato degli attacchi razzisti da parte di alcuni fan della celebre saga, ma di essere stata “invitata” a negare la vicenda. Lo ha detto lo scorso 8 marzo durante un’ospitata in una delle puntate di Chinese Chippy Girl, un podcast in cui una ragazza asiatico-britannica, Georgie Ma, parla delle difficoltà incontrate durante l’adolescenza vissuta in Inghilterra tra gli anni ’80 e ’90.

Leung, oggi 33 anni, a 16 anni è stata scelta per interpretare il personaggio di Cho Chang a partire dal film Harry Potter e il calice di fuoco, quarto capitolo della serie di otto film basata sui libri di J.K. Rowling. Durante il suo intervento nel podcast, Katie ha dichiarato che in quel periodo si era imbattuta online in parecchi commenti razzisti contro di lei e il personaggio da lei interpretato. Questo quello che ha detto l’attrice:

Stavo cercando su Google a un certo punto, ed ero su questo sito web che era dedicato al fandom di Harry Potter. Ricordo di aver letto tutti i commenti. E sì, c’era un sacco di me**a razzista”.

Ha poi aggiunto di aver chiesto aiuto ai suoi agenti, i quali le hanno detto di non divulgare la notizia alla stampa e di chiudere un occhio sulla vicenda.

Ricordo che mi dicevano: “Non abbiamo visto questi siti web di cui le persone parlano. Se ti viene chiesto, devi dire semplicemente che non è vero, che non sta succedendo”.

La giovane attrice, all’epoca solo una adolescente, si è così ritrovata a dover gestire da sola e in silenzio la difficile situazione, senza essere supportata da chi avrebbe dovuto tutelarla. “L’ho messo da parte”, ha aggiunto l’interprete. “Non so se questo è il modo migliore per affrontarlo, ma è naturalmente quello che ho fatto per andare avanti ed essere un buona attrice”.

Il suo racconto ha scatenato una forte reazione del mondo social, questa volta in sua difesa, con commenti che da una parte lodano la sua scelta di parlarne ora pubblicamente, dimostrando alle giovani donne asiatiche che non sono sole, e dall’altra criticano il trattamento riservato in generale ai personaggi appartenenti a minoranze etniche nell’industria di intrattenimento. Questo è un commento emblematico di un utente del social network, che allude anche al fatto che Cho Chang sia l’unico personaggio di origine asiatica della saga cinematografica.

Come se non fosse già abbastanza brutto che la manciata di personaggi non bianchi del Potterverse (termine creato dal fandom della saga per alludere al mondo di Harry Potter) sia effettivamente irrilevante per la trama generale, ha anche dovuto affrontare le str*****e razziste del fandom e i pubblicitari così spaventati dal fandom che non le hanno permesso di dire la sua verità.

L’impegno di Katie contro il razzismo e il pregiudizio razziale

Negli anni, l’attrice ha sempre mostrato un forte impegno, anche attraverso i suoi social, in cui si schiera pubblicamente, appoggiando temi e questioni di sensibilità sociale e razziale. Il suo attivismo è volto a sposare non solo le cause della comunità asiatica: dal suo profilo si vedono infatti post che condannano i crimini contro i cittadini afro-americani uccisi brutalmente dalla polizia americana, tra cui Breonna Taylor e George Floyd.

A inizio febbraio, Leung ha affrontato anche il tema della violenza contro gli asiatici americani, un fenomeno che purtroppo ha subìto nell’ultimo anno un forte aumento. Ne sono una testimonianza anche i tragici fatti accaduti ad Atlanta lo scorso 16 marzo, in cui sono state uccise otto persone, sei delle quali erano giovani donne asiatiche.

La strage di Atlanta (8 morti) e l’ondata di violenza contro le persone asiatiche

Katie ha pubblicato un video in cui un anziano signore di origine asiatica di 91 anni viene brutalmente spinto a terra da un uomo nel centro di Oakland.

Questo il messaggio che ha scritto l’attrice, a corredo del video scioccante.

Questo non è un incidente isolato. Gli orribili crimini d’odio contro gli asiatici americani e gli asiatici orientali britannici, soprattutto contro i membri anziani della comunità, sono aumentati. I media e i governi hanno largamente ignorato questo fatto. C’è bisogno di sostegno e di giustizia. Quando è troppo è troppo. #HateIsAVirus

L’attivismo dell’interprete 33enne è volto anche a denunciare quei falsi “miti” inerenti alla cultura e alla tradizione orientale derivanti da una società xenofoba che ancora oggi fatica a scrollarsi di dosso antiche e false credenze di matrice razzista.

Recentemente, infatti, Katie ha parlato di un fenomeno poco affrontato pubblicamente, ma molto diffuso: l’Asian Fethishization, o feticizzazione delle donne orientali, ossia la preferenza sessuale ossessiva di individui asiatici da parte di individui non asiatici. Lo ha fatto pubblicando un post informativo tratto da Dearasianyouth, un profilo nato con lo scopo di dare potere ai giovani asiatici nell’attivismo intersezionale attraverso i media e l’organizzazione di base.

Questo è quello che scrive l’attrice a corredo delle immagini:

È un argomento di cui non si parla abbastanza. “Essere asiatici” non è un tratto di personalità. Questa ossessione ha radici che risalgono a decenni fa, e tocca questioni di esotismo, standard patriarcali di femminilità, così come proiezioni moderne di standard dovuti alla cultura pop. Tutti questi hanno causato problemi, alcuni più dannosi per gli asiatici di altri.

Di questo fenomeno fa parte anche il mito della “febbre gialla”, appunto quella feticizzazione delle donne prevalentemente dell’Asia orientale, che spinge a desiderarle, perché tradizionalmente considerate docili, particolarmente femminili e sottomesse.

Ciò che  viene messo in luce di questa pratica è proprio la disumanizzazione delle donne asiatiche, perché considerate non come degli individui ma come “proiezioni di insinuazioni culturali semplificate e generalmente false” alla luce di stereotipi che alimentano dinamiche patriarcali, maschiliste e di potere. Queste le parole della giovane scrittrice Eva Zhong, che Katie riporta sul suo profilo:

Nella sua essenza, feticizzare un essere umano è oggettivarlo fino al punto di separarlo dalla sua individualità. Questo è dannoso per le relazioni sane e l’attrazione perché rende la razza il fattore principale per la scelta del partner. Inoltre, ridurre le persone asiatiche solo alla loro razza ignora palesemente la natura sfaccettata della persona stessa.

Come suggerisce Katie, avvalendosi proprio di contributi e interventi di personalità e associazioni attiviste, questo atteggiamento non è una semplice preferenza ma corrisponde a tutti gli effetti a un pregiudizio razziale. Il suo impegno e la sua fama possono contribuire in modo concreto a dare visibilità e risalto a questi temi, spesso ricondotti a semplici manifestazioni di sottocultura pop, e rappresentare un esempio per le giovani generazioni perché non si sentano sole a affrontino la realtà con maggiore consapevolezza e i giusti strumenti culturali.

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