Hillary Clinton: "Il consigliere accusato di molestie? Se tornassi indietro, lo licenzierei"

Nessuna sanzione esemplare per il consigliere accusato di molestie sessuali: oggi, però, la Clinton se ne pente e - come scrive lei stessa - se potesse tornare indietro, si comporterebbe diversamente. Userebbe il pugno duro. Ma ormai è troppo tardi.

È Hillary Clinton in persona ad intervenire, sulla sua pagina Facebook, in merito alla decisione di non licenziare un suo consigliere accusato di molestie sessuali. In quell’occasione si era limitata a trattenergli lo stipendio (alcune settimane di paga), a trasferirlo ma non a licenziarlo. Dunque, nessuna sanzione esemplare: oggi, però, la Clinton se ne pente e – come scrive lei stessa – se potesse tornare indietro, si comporterebbe diversamente. Userebbe il pugno duro. Ma ormai è troppo tardi. Ad accusarla di aver coperto un alto responsabile della sua campagna era stato proprio il New York Times mettendo in imbarazzo la Clinton: secondo la ricostruzione del quotidiano, infatti, l’uomo non fu licenziato su richiesta dell’ex first lady nonostante il manager della campagna fosse addirittura di avviso contrario. Queste le parole della Clinton su Facebook:

“Il lavoro più importante della mia vita è stato quello di sostenere e rafforzare le donne. Ho cercato di farlo qui a casa, in tutto il mondo e nelle organizzazioni che ho gestito. Quindi capisco perfettamente la domanda che mi viene chiesta sul perché ho permesso a un impiegato della mia campagna 2008 di mantenere il suo lavoro nonostante il suo comportamento inappropriato sul posto di lavoro. La risposta breve è questa: se dovessi farlo di nuovo, non lo farei“.

La Clinton, in altre parole, fa un passo indietro, riconosce il suo errore e spiega come sono andate le cose:
“Nel 2007 una donna che lavorava alla mia campagna si è presentata con un reclamo sul suo supervisore che si comportava in modo inappropriato verso di lei. Lei e la sua denuncia sono state prese sul serio. Il personale della campagna e il legale hanno parlato sia con lei che con l’aggressore. Hanno stabilito che aveva avuto un comportamento inappropriato”.
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Lei, però, nonostante il parere contrario del manager della sua campagna, ha deciso di non licenziarlo punendolo in diverso modo. “L’ho fatto perché non pensavo che licenziare lui fosse stata la soluzione migliore per il problema. Doveva essere punito, cambiare il suo comportamento e capire perché le sue azioni erano state sbagliate” ha concluso.
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