Il ritorno di Brooke Shields: "A 56 anni arrivi a pensare 'non me ne frega un c*zzo'"

A breve la rivedremo in una commedia natalizia per Netflix: Brooke Shields è in un momento molto positivo della sua vita, dove ha imparato a occuparsi di sé e non ha nessun rimpianto per il suo passato.

Brooke Shields visse, seppur indirettamente, quella cosa odiosa che è la sessualizzazione degli adolescenti; diciamo “indirettamente” perché quando nel 1980, appena quindicenne, si presentò al mondo intero in Laguna Blu, film cult in cui compariva nuda in diverse scene accanto al partner Christopher Atkins (usando una controfigura, come rivelato più avanti davanti a una Corte USA che portò avanti un’inchiesta proprio per questo), i social non esistevano, e quindi poté risparmiarsi tutta quella serie di commenti disdicevoli e inquietanti che, invece, adolescenti di oggi come Millie Bobby Brown leggono, purtroppo, quotidianamente.

Questo, ovviamente, non rende meno grave il tutto, soprattutto perché a spingerla a diventare l’involontario “sogno erotico” di milioni di persone in tutto il mondo fu praticamente la madre, Teri, che archiviata anch’essa la carriera di attrice diventò la manager della figlia riversando su di lei ambizioni e sogni di gloria. Fu lei, ad esempio, a incaricare un fotografo, Gary Gross, di fotografare la figlia di appena 10 anni nuda per un libro promosso da Playboy, Sugar’n’Spice.

A 11 anni Shields apparve nel film Pretty Baby di Louis Malle, interpretando una bambina che cresce in un bordello e viene poi venduta all’asta al miglior offerente, e anche lì c’è una sua scena di nudo. Rispetto a Laguna Blu, fu proprio la stessa Shields, anni dopo, a confessare che lei e il collega di scena veniva incitati a innamorarsi, e quindi ad avere una relazione, per davvero.

Va detto, ovviamente, che se la madre di Shields fece scelte assurde per la carriera della figlia, la colpa della sua sessualizzazione va equamente divisa con i registi e i fotografi che accettarono di prestarsi e di farla lavorare in scene simili.

Parliamo di cose che oggi, per fortuna, non sarebbero mai più permesse dall’industria cinematografica, ma ciononostante la sessualizzazione adolescenziale resta un problema del cinema di oggi e di ieri, come testimoniano diverse ex star bambine che l’hanno provata.

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Grazie al suo carattere però Brooke Shields è riuscita a non farsi influenzare da quel passato così complicato, si è guadagnata un posto alla Princeton University, ha fatto la sua carriera, costellata di successi.

Non so perché non l’ho fatto – dice oggi rispetto a quel capitolo della sua vita – Ne parlo molto in terapia, ma penso perché ero così… Ho dovuto mantenere in vita mia madre. Il punto focale per me era tenerla in vita, perché eravamo noi due sole al mondo, secondo me.

La madre di Shields era una ragazza della classe operaia del New Jersey rimasta incinta dopo una breve relazione con un uomo di una ricca famiglia di New York, Francis Alexander Shields, membro del partito repubblicano, funzionario della casa cosmetica Revlon, da cui divorziò quando la bambina aveva appena cinque mesi. In tutta la sua infanzia lei si è divisa tra l’abitazione di Long Island del padre e la vita da hippie con la madre.

Pur dichiarandosi orgogliosa di aver girato Laguna Blu (come detto, resta comunque un cult anni ’80) ammette: “Non so se potresti fare quel film oggi. Immagino che dovresti avere un’attrice più grande, che ne interpreti una più giovane. Non sono abbastanza sicura di quali siano le regole ora. Ma non ne sono stata personalmente ferita”.

Spiega anche perché non è stata toccata dalla sessualizzazione su di lei e sul suo corpo:

Non quando cresci a New York. Voglio dire, ci vogliono solo cinque minuti per vedere – sulla vecchia 42nd Street – cos’era la prostituzione. Ed ero anche molto isolata da tutto ciò nella mia vita reale. Sono rimasta vergine fino ai 22 anni, quindi era tutto finto nella mia mente. Ero un’attrice. Non ne ho sofferto in privato.

Ha anche un’idea piuttosto particolare della sessualizzazione stessa che, è importante dire, riflette solo ed esclusivamente la sua personale esperienza e il suo modo di pensare.

Penso che sia stato fatto dalla notte dei tempi, e penso che continuerà ad andare avanti. C’è qualcosa di incredibilmente seducente nella gioventù… Penso che abbia forme diverse, e dipende se scegli di sopravvivere o di esserne vittima. Non è nella mia natura essere una vittima.

Shields, diversamente da altre vittime della sessualizzazione, è riuscita a superare la cose senza esserne sopraffatta, cosa che non sempre accade e certo non per una “scelta” della vittima.

A 56 anni oggi ha una visione molto chiara di se stessa e di quel che vuole; come spesso capita, con la maturità ha raggiunto anche nuove consapevolezze ed è più sicura di cosa assolutamente vuole evitare.

Non credo di essere diventata me stessa fino a quando non sono rimasta incinta della mia prima figlia, nel 2003. Finalmente ora sono me stessa. Ci sono voluti così tanti anni, poi ho avuto la mia bambina, e nessuno poteva dirmi davvero come dovevo fare per essere responsabile.

Negli ultimi 20 anni, ho iniziato a dare più spazio a me stessa. Non trascorro più tempo con persone con cui non voglio più passare del tempo. Non passo il tempo a fare cose che non voglio fare. Non faccio film che non mi rendono felice.

Per questo ha accettato di girare per Netflix il film natalizio A Castle for Christmas, in cui interpreta l’autrice americana di successo Sophie Brown, che, soffrendo per il blocco dello scrittore, fugge in Scozia per ritrovare le sue radici e finisce per acquistare lì una casa signorile. Benché sia la più classica delle commedie romantiche a tema sul Natale, il film offre una prospettiva nuova e diversa, mettendo al centro della scena non le giovanissime, ma un donna di mezza età; del resto, dice Schields, ci sono molte donne che hanno passato i cinquanta “che si stanno riprendendo la vita in mano. Hanno cresciuto dei figli, e ora passano a questa fase successiva che dà loro di nuovo molto potere”.

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Una situazione che l’attrice ha sperimentato su se stessa:

Arrivi a un nuovo livello di consapevolezza, un livello di ‘non me ne frega un cazzo’. Le mie amiche sono mamme che stanno iniziando una nuova carriera, che sono rimaste sole e si dicono ‘Ho questa età, ma c’è molto altro da fare per me. E ne sono capace, e sono indipendente’. Amiamo gli uomini della nostra vita, ma non dipendiamo da loro. Non siamo definite da questo, questo o questo – e questo include la maternità. E penso che sia molto allettante.

Per quanto la riguarda, oltre i 50 Shields afferma di sentirsi

Più forte, mi sento più sexy, mi sento meno gravata dal pensiero di cosa gli altri pensano di me. Tengo ancora alle persone, ma non mi metto nella posizione di sentirmi inferiore a qualcuno. E all’improvviso mi sono detta ‘Perché non sono rappresentata?’ Perché mi dicono ‘Sei finita perché non hai 20 anni’? Ho 56 anni e mi sento più forte ora di quanto non mi sia mai sentita.

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