
I costi della guerra sul clima: 342 milioni di tonnellate di CO2 equivalente fra Ucraina e Gaza
Aumentate considerevolmente le emissioni di gas serra in Ucraina e a Gaza, mentre si aspettano i dati del conflitto in Iran.

Aumentate considerevolmente le emissioni di gas serra in Ucraina e a Gaza, mentre si aspettano i dati del conflitto in Iran.

Oltre a richiedere un estremo sacrificio in termini di vite umane, le guerre sono devastanti anche dal punto di vista ambientale. L’impatto dei conflitti sul clima è infatti terribile, come testimoniato nel recente Padova Climate Action Week 2026, l’evento che si è svolto nella città veneta lo scorso sabato 18 aprile, curato dal ricercatore indipendente Lennard de Klerk, fondatore dell’Initiative on GHG Accounting of War (warbon.org), il progetto dedicato alla stima delle emissioni di gas serra generate dai conflitti armati.
Secondo le sue ricerche, a quattro anni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, il bilancio delle emissioni di gas serra attribuibili al conflitto ha superato 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e), una cifra vicina alle emissioni annuali di tutta la Francia.
A questi dobbiamo aggiungere i costi climatici della guerra a Gaza, stimati in oltre 31 milioni di tCO₂e, mentre è in corso la stima delle emissioni del conflitto in Iran.
La CO₂ equivalente è l’unità di misura relativa all’impatto dei diversi gas a effetto serra (GHGs) sul riscaldamento globale in termini di quantità di CO2; in questo modo con un solo valore può essere calcolato l’impatto ambientale che un’attività, evento o prodotto causerebbe, emettendo molti e diversi gas serra, considerandoli nell’equivalente quantità di anidride carbonica.
A questi dati, già di per sé allarmanti, vanno inoltre sommati i danni degli incendi boschivi prodotti dalla guerra ucraina, che sono in costante aumento. Caldo e secco già intensificati dal riscaldamento globale hanno trasformato le scintille anche piccole in incendi indomabili.
Alla COP30 in Brasile, l’Ucraina ha annunciato l’intenzione di incolpare la Russia per questi danni, chiedendo un risarcimento, calcolato su un costo sociale del carbonio di 185 dollari per tCO₂e, che supera i 57 miliardi di dollari nella categoria “danni ambientali” del Registro dei danni per l’Ucraina, parte del Meccanismo internazionale di risarcimento.

Per quanto riguarda la striscia di Gaza, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica One Earth stima che l’impatto climatico di lungo periodo causato da distruzione, sfollamenti e successiva ricostruzione possa superare i 31 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e), una quantità superiore alle emissioni annuali complessive di Costa Rica ed Estonia nel 2023. Nonostante la portata di questi numeri, gli Stati non sono tenuti a comunicare le emissioni generate dalle attività militari alle Nazioni Unite per il clima, con il risultato che tali impatti restano esclusi da ogni reale meccanismo di responsabilità internazionale.
Il metodo di analisi elaborato per Gaza viene ora applicato anche al conflitto in Iran, estendendo l’attenzione su una forma di contabilizzazione climatica finora rimasta in gran parte invisibile. Ma agli impatti climatici diretti e indiretti delle guerre dovrà poi essere aggiunto il nuovo obiettivo NATO di spesa militare al 5% del PIL, che potrebbe ulteriormente influenzare le emissioni belliche.
“La crisi climatica e i conflitti armati non sono fenomeni separati – ha commentato Daniele Pernigotti, CEO della società di consulenza Aequilibria e promotore dell’iniziativa – I dati presentati da Lennard de Klerk mostrano in modo drammatico come la guerra acceleri le emissioni e distrugga le capacità di adattamento climatico”.

Giornalista, rockettara, animalista, book addicted, vivo il "qui e ora" come il Wing Chun mi insegna, scrivo da quando ho memoria, amo Barcellona e la Union Jack.
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