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La pizza più cara d'Italia? Costa 44 euro e ha una spolverata d'oro a 23 carati

Gli ingredienti che fanno lievitare i costi sono il caviale, le uova rossa di salmone, le uova di quaglia, la panna acida, l'erba cipollina e, dulcis in fundo, una spolverata di oro a 23 carati.
pizza d'oro

Si chiama “Antonius Musa” la pizza più cara d’Italia che costa 44 euro e viene prodotta a Catania presso la pizzeria “Corte dei medici”. Gli ingredienti che fanno lievitare i costi sono il caviale, le uova rossa di salmone, le uova di quaglia, la panna acida, l’erba cipollina e, dulcis in fundo, una spolverata di oro a 23 carati. Ovviamente si tratta di oro commestibile, ad uso alimentare, decorativo e insapore.

“E probabilmente la pizza più cara in cui vi imbatterete a meno che non andiate a cenare a Dubai” scrivono sulla pagina Facebook della pizzeria che, in queste settimane, si è dovuta difendere da innumerevoli critiche. “Sono tutti escamotage per fare soldi”, “È un affronto alla povertà”, “I napoletani stanno strabuzzando gli occhi” e ancora “Tutto ciò sfiora il ridicolo”. In molti, dunque, non hanno apprezzato il fatto che una pizza, economicamente alla portata di tutti, con prezzi che vanno dai 3 ai 9 euro, possa costare addirittura 44 euro.

“La pizza era un alimento popolare ma le tradizioni cambiano, il mondo si rinnova e c’è chi interpreta la pizza in chiave più sofisticata” ha risposto il titolare della “Corte dei medici” a chi criticava la scelta di inserire sul menù una pizza così cara, ordinata sia da italiani che da stranieri. Molti addirittura la ordinano come antipasto.

Un’idea, quella della pizza più cara d’Italia, che salta fuori proprio nel mese in cui l’arte dei pizzaioli napoletani è diventata Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco. La pizza, infatti, è uno dei prodotti italiani più apprezzati al mondo: a Napoli si concentrano le migliori pizzerie ma anche i migliori ingredienti utilizzati per produrre pizze di altissima qualità.

Ora che la pizza d’oro è stata prodotta, ora che l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata Patrimonio Unesco, i bolognesi chiedono a gran voce una tutela per il loro rinomato ragù.

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