"Se denunciate i compagni violenti perdete i figli": il calvario di Laura Massaro

Da 8 anni Laura Massaro lotta per non perdere il figlio. Dopo aver denunciato l'ex compagno per violenze, ha ricevuto una diagnosi di PAS, sindrome di alienazione parentale, senza alcun riscontro scientifico, e nonostante la pronuncia in suo favore della Corte d'Appello.

Dal 12 maggio Laura Massaro ha ripreso lo sciopero della fame, per protestare contro la decisione del giudice che ne ha chiesto la decadenza della responsabilità genitoriale, ripristinando quella del padre e trasferendo suo figlio di 11 anni in una casa famiglia.

La sua storia è un calvario giudiziario che va avanti da circa otto anni, da quando, cioè, ha denunciato l’ex compagno, e padre del suo bambino, di stalking.

Laura si rivolge nel 2013 al Tribunale ordinario, poi nel 2015 a quello dei minorenni; viene sottoposta a delle CTU (Consulenze Tecniche d’Ufficio) che stabiliscono che la donna è “alienante”, in quanto si porrebbe in maniera ostativa per la costruzione di un sereno rapporto tra suo figlio e il padre di quest’ultimo. La decisione presa dal Tribunale si basa sulla PAS, la sindrome di alienazione parentale, patologia non riconosciuta dalla comunità scientifica, di cui spesso si accusano le madri che si oppongono all’affidamento dei figli a padri violenti.

Alienazione parentale: cos'è davvero e, soprattutto, esiste?

Proposta dal neuropsichiatra infantile statunitense Richard Gardner, la PAS entrerebbe in gioco nei contesti di divorzio e separazione conflittuale tra i coniugi, e laddove esistano presupposti di violenza intradomestica ma, proprio a causa della sua stessa definizione, è ampio oggetto di dibattito, visto che non è riconosciuta come disturbo mentale dalla gran parte della comunità scientifica, eccezion fatta per due sentenze pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nel 2010 e nel 2011. Nel nostro ordinamento, invece, le disposizioni in materia di affidamento dei figli sono contenute nella L. 54/2006, che predilige l’affido condiviso, e l’alienazione parentale è “usata” in quelle situazioni in cui si cerchi di ottenere invece l’affido esclusivo.

Nel caso di Laura, le CTU hanno stabilito che lei fosse alienante in virtù del rifiuto, da parte del figlio, a frequentare il padre, dal momento in cui il bambino avrebbe assistito in prima persona a vari episodi di violenza; poiché, affinché sia redatta una diagnosi di PAS, deve essere provato che il genitore alienante manipoli psicologicamente ed emotivamente i figli, che finiscono col prendere posizione nella campagna denigratoria nei confronti dell’altro genitore, il Tribunale ha valutato in quest’ottica l’atteggiamento del bambino, togliendo la patria potestà alla donna.

Le tappe della vicenda

Laura Massaro denuncia l’ex compagno, con cui ha avuto una frequentazione di 10 mesi, per stalking; la separazione è conflittuale, ed entra il gioco la PAS, motivo per cui la donna viene sottoposta a CTU che la dichiarano “alientante”.

Già dal 2018 l’associazione Maison Antigone ha lanciato una petizione per scongiurare il collocamento del bambino, portatore di una malattia autoimmune cronica e invalidante, presso il padre, mentre Laura ha proseguito la sua battaglia con scioperi della fame e una campagna serrata sui social, fondando, nel settembre, il Comitato di Madri Unite Contro la Violenza Istituzionale, che riunisce mamme che vivono la sua stessa esperienza di legal harassment.

Nell’ottobre 2019 è stata invece depositata dall’onorevole Veronica Giannone, deputata del Gruppo Misto, segretario della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, un’interpellanza parlamentare sul suo caso.

 In Italia casi come quelli di Laura Massaro, dove madri spesso vittime di violenza domestica, perdono la potestà genitoriale a causa della ‘sindrome da alienazione parentale’, sono migliaia ed è pericolosissimo – le sue parole – La PAS non viene riconosciuta come disturbo mentale dalla comunità scientifica, l’Istituto superiore di sanità non la ritiene una patologia, la Cassazione l’ha definita priva di fondamento scientifico, non è prevista dalla legge, di fatto però nei Tribunali sta diventando una prassi consolidata. La vicenda emblematica che coinvolge Laura Massaro è iniziata molto tempo fa dalle violenze subite in ambito domestico dalla donna. Il figlio di Laura Massaro è stato affidato dal Tribunale civile. Una donna dunque che denuncia una violenza cercando di tutelare se stessa e il figlio viene accusata da chi doveva difenderla! Un paradosso! Mi chiedo come possa essere sufficiente che il mero riconoscimento da parte di uno psicologo di questa PAS, che non esiste nei testi scientifici né tantomeno nella nostra normativa, dia luogo all’applicazione di provvedimenti di tale gravità.

Il 3 gennaio 2020 si è arrivati a quella che sembrava essere una svolta, con la Corte d’Appello del Tribunale per i Minorenni di Roma che ha stabilito, in via definitiva, che il figlio non sarebbe stato costretto a essere trasferito dal padre, né collocato in un istituto, come disposto dalla prima sentenza del Tribunale, a ottobre del 2019. Sulla sentenza ha pesato, oltre al non riconoscimento della PAS, anche la violenza assistita subita dal bambino.

Violenza assistita: quei bambini che non potranno mai avere una vita "normale"

Tuttavia, dopo la sentenza, ha spiegato la stessa Laura Massaro a DIRE,

con l’entrata in scena di un tutore io non posso nemmeno andare a prendere mio figlio a scuola, o fargli curare una carie senza la sua firma. Sono stata totalmente estromessa, viviamo ai domiciliari, sorvegliati speciali, mentre i mafiosi vengono scarcerati, noi siamo al 41 bis, a un bambino hanno distrutto la vita e non so ora cosa decideranno.

Nonostante, ha riferito alla stessa fonte Lorenzo Stipa, legale di Massaro, “le visite domiciliari, due volte a settimana per un anno, svolte da un educatore in assenza della mamma riferissero di un bambino ‘sereno e giocoso nel suo ambiente, che aveva paura del padre perché temeva cose brutte'”, il padre ha continuato a chiedere l’allontanamento del figlio dall’ex compagna, e un collegio di quattro magistrati ha deciso per la nomina di un nuovo CTU.

Sono stata totalmente estromessa dalla vita di mio figlio, sono vessata in ogni modo – ha detto Laura Massaro nella conferenza stampa organizzata a Montecitorio l’8 settembre del 2020 – Stanno cercando di farmi perdere anche il lavoro, mettendomi appuntamenti in orari lavorativi, magari dall’altra parte di Roma. Mio figlio viene utilizzato come arma di vessazione. Per questo oggi alle donne dico: se denunciate violenza perdete i figli. Le CTU vengono istituite per togliere i figli. Abbiamo centinaia di segnalazioni al Comitato di questo tipo. Se una donna subisce violenza si deve far carico di costringere i figli a frequentare il padre.

Nella stessa occasione anche Giannone ha fatto sapere di aver “inviato un esposto al procuratore generale di Cassazione sul caso di Laura Massaro e i conflitti d’interesse documentati che sono presenti nella sua vicenda”.

Il 5 maggio 2021 il Procuratore minorile ha chiesto nuovamente la decadenza dalla responsabilità genitoriale per Laura, con il collocamento del bambino presso una casa famiglia e il ripristino della responsabilità genitoriale del padre, che aveva incontri protetti con il bambino, ridotti e poi sospesi dagli assistenti sociali, prima del ribaltamento disposto dalle CTU e dal decreti di allontanamento dell’ottobre 2019, annullato dalla Corte d’appello. Proprio la Corte, afferma Laura, ha dichiarato che

essere allontanato con la reclusione presso una casa famiglia o presso il padre non risponde al supremo interesse del minore e ad oggi ci ritroviamo in totale ignoranza di questa sentenza. Fin dalla prima udienza, solo due mesi dopo questa sentenza, il Pm e il padre avevano già richiesto l’allontanamento e la casa famiglia. Ora c’è una terza CTU che non doveva essere valutativa e ha fatto una relazione che invece lo è. Ha relazionato su di me senza parlare con me. Per questo mio rifiuto a questa mediazione familiare imposta, come da dettami del DDL Pillon che sono costantemente applicati nei tribunali sotto mentite spoglie, mi sono appellata alla Convenzione d’Istanbul anche perché sono seguita da un centro antiviolenza.

Massaro, l’11 maggio, ha anche aggiunto:

Mio figlio alla fine di questa settimana, entro venerdì presenteremo le memorie, potrebbe essere seduta stante condotto in casa famiglia. Chiede che ci sia una persona fuori la scuola tutto il giorno per sentirsi più sicuro. Ha parlato con tutti, ha chiesto aiuto a tutti, anche al curatore che dovrebbe essere il suo avvocato. Ha 11 anni e sono 8 che veniamo vivisezionati. Non ce la farà questa volta, chi si assume la responsabilità di quello che gli accadrà? – ha detto infine sua madre- Io chiedo che sia fatta giustizia per un bambino.

Il 12 maggio, quindi, come detto, Laura ha cominciato un nuovo sciopero della fame, che sta portando avanti tuttora.

Le reazioni del mondo politico e l’iniziativa “Siamo tutte Laura”

Valeria Valente, senatrice del PD e presidente della Commissione Femminicidio, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook la notizia dell’ordinanza della Cassazione, la quale ha ribadito che la sindrome di alienazione parentale non abbia riscontri scientifici e che i provvedimenti non possono essere presi solo sulla base di CTU.

Si aspetta quindi una presa di posizione in merito alla vicenda di Laura anche da parte della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, mentre le mamme che, come Massaro, sono nella stessa situazione si sono unite nell’hashtag #siamotuttelaura, unite nella pagina Facebook Comitato Madri Unite.

Bisognerà aspettare senz’altro i prossimi giorni per capire come si evolverà questa vicenda complicatissima e che, nel corso di questi anni, ha già causato una sofferenza senza precedenti alle parti in causa.

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