Il gruppo Ormesani ha introdotto il congedo mestruale per tutte le dipendenti donne, che nell’azienda sono oltre la metà dei circa cento lavoratori del gruppo e che occupano la metà dei ruoli dirigenziali.

Alle dipendenti sarà garantito un giorno al mese di permesso retribuito, al 100% dello stipendio, senza bisogno di presentare alcun certificato medico né il bisogno dell’autorizzazione del responsabile di reparto. Una soluzione pensata da Ormesani proprio per garantire la privacy alle sue dipendenti che, in presenza di patologie o meno, potranno avere un giorno di riposo retribuito garantito.

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L’introduzione di questa normativa aziendale è stata quindi presa in totale autonomia dall’azienda veneziana, vista l’assenza di una legge che nel nostro Paese stabilisca questo diritto, in particolare per chi è affetto da patologie come l’ovaio policistico o l’endometriosi.

In Italia, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva e, in generale, le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni su tutto il territorio nazionale.

Il gruppo Ormesani, azienda specializzata in logistica, spedizioni e operazioni doganali, ha operato un sondaggio interno prima di istituire il congedo mestruale, “per capire il livello di gradimento, visto che si tratta sempre di tempi un po’ delicati. Il risultato è stato di gran lunga favorevole“, ha dichiarato alla stampa l’amministratore delegato, Martino Ormesani.

Il congedo è nato semplicemente come gesto che noi consideriamo umano nei confronti delle dipendenti che, al di là delle patologie, possono trovarsi in determinati momenti dell’anno, o per le ragioni più disparate, ad avere un ciclo più doloroso del solito“, ha continuato Ormesani.

La scelta è stata fatta anche per garantire indirettamente il benessere dell’azienda e del lavoro stesso, in quanto lavorare con sintomi quali nausea, diarrea, malesseri e giramenti di testa si ripercuote sulla qualità dell’operato. “Sappiamo benissimo che una persona che viene in ufficio e che sta male non offre lo stesso livello di prestazione che può assicurare quando invece è in salute“, ha spiegato Ormesani.

L’amministratore delegato ha raccontato che l’idea è nata da un video su Instagram visto da sua moglie, postato dall’azienda milanese Traininpink. Il passo dall’idea alla realizzazione concreta della normativa è stato immediato.

L’azienda veneziana conta un centinaio di dipendenti, di cui 59 sono donne, dell’età media di 37 anni, e quattro sedi tra cui Civitavecchia, Roma e Milano.

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