La seconda città cinese vieta il consumo di carne di cane e gatto - Roba da Donne

L’emergenza coronavirus sta letteralmente cambiando il mondo. Molti sanno che in Cina mangiare carne di cane e gatto è perfettamente normale. Ma presto anche questa abitudine potrebbe diventare un ricordo.

Che la Repubblica Popolare Cinese occupi un territorio immenso e che oltre alle città ultra moderne ci siano zone rurali in cui le abitudini sono intatte da un millennio è cosa risaputa. Ma nel giro di qualche giorno due grandi città hanno annunciato che il consumo di carne di cani e gatti è vietata. L’inizio di una rivoluzione?

A inizio mese era stata Shenzhen ad annunciare l’epocale novità. Poche ore fa lo stesso ha fatto Zhuhai, città sul mare di 1.7 milioni di abitanti. Lo stimolo è arrivato dal governo centrale, che ha chiesto di riconsiderare gli animali in questione e di vederli come compagnia, non come cibo.

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Tuttavia, affinché la novità entri in vigore bisognerà aspettare qualche altro giorno: entrambe le città renderanno effettivo il divieto nella giornata del 1° maggio.

La pratica di mangiare carne di cane e gatto è stata abbandonata da alcuni decenni anche dalle città stato di Taiwan e Hong Kong, in linea con la maggioranza delle nazioni mondiali.

Il Ministero dell’Agricoltura cinese ha rilasciato un comunicato in cui viene spiegato che internazionalmente i cani non sono considerati cibo ma animali di compagnia e che pertanto il paese dovrebbe allinearsi.

Un portavoce del governo di Shenzhen ha dichiarato: “I cani e i gatti sono gli animali che hanno una relazione più stretta con gli umani. Nei paesi sviluppati il divieto di consumarli è la normalità”.

Molti animalisti di tutto il mondo stanno festeggiando per una notizia che fino a pochi mesi fa era insperata. Alcuni giornali online scrivono che presto anche il consumo di altri animali potrebbe essere vietato in Cina. Il coronavirus, lo ripetiamo, sta letteralmente cambiando il mondo.

La spinta decisiva verso questa decisione è arrivata in seguito alle notizie che indicano come, con ogni probabilità, la prima persona ad aver contratto il virus lo abbia fatto mangiando del cibo acquistato al mercato di Wuhan.

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