Levante: "26 anni fa moriva mio padre. Ci ho messo molto a togliermi il senso di vergogna"

Nell'anniversario della sua morte, la cantante ha condiviso un post importante in suo ricordo. Ha aperto il cuore raccontando ai followersdel tumore che lo ha portato via prematuramente, qaundo lei aveva solo nove anni.

Ci sono dolori che anche a distanza di anni fanno male come il primo giorno. Lo sa bene Levante che, quando aveva solo nove anni, ha perso suo padre prematuramente a causa di un tumore. “Ventisei anni fa moriva mio padre. Alle sei del pomeriggio, in una giornata bollente, nella casa di Palagonia“. Così la cantante ha cominciato il post che ha condiviso nell’anniversario di morte del papà, in cui ha raccontato quel dolore, che è ancora con lei. Anche se è cambiato, è diventato “adulto“.

Parlando del lutto che non ha ancora elaborato del tutto, Levante ha infatti rivelato: “Ci ho messo molto tempo a togliermi di dosso quel senso di vergogna per aver perso papà“. Ma ora non ha più paura e condivide con i follower i momenti più difficili e personali della sua vita.

Non ho mai chiesto alla mia terapeuta perché provassi vergogna… Ma sono tantissimi anni che ormai ne parlo ad alta voce, spesso, anche mettendo gli altri in difficoltà. Dirlo, forse, è servito a convincermi dell’assenza e ad accettarla. La Doc dice che piango come fosse successo ieri, in realtà succede solo se tolgo la maschera… Altrimenti sono ventisei anni e quindi una vita fa”.

Parole importanti, per un dolore che anche se “ha la patente, si è diplomato, è laureto“, non per questo non ha ragione di esistere: “Eppure è tutto estremamente nitido davanti ai miei occhi“.

Per anni la nonna le ha detto che il papà era morto a causa del “male del secolo“, una malttia – quella del tumore – che era diventata persino innominabile. Al punto che, ancora oggi, anche la cantante si “affatica a dirlo” o a “sentirlo dire“. Come ha ricordato anche Sandra Milo in un commento affettuso al post, “un tempo usare la parola tumore veniva vissuto come uno stigma, si preferiva dire ‘brutto male’ o ‘male incurabile’ come se esserne affetti fosse una colpa o peggio una vergogna da nascondere“.

 

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