Il Covid-19 ha trasformato le relazioni interpersonali, appuntamenti, sesso e anche il nostro linguaggio. I tassi di divorzio sono aumentati vertiginosamente. In altri casi, invece, tantissime sono le coppie che hanno deciso di concepire nuove vite. È per questo che termini come “Covidivorces” o “Coronababies” sono entrati a far parte del nostro background linguistico.

Negli ultimi mesi, infatti, anglicismi, tecnicismi, (legate per lo più all’ambito sanitario) termini legislativi, sigle o sostantivi ripescati dal passato, si sono affermati nell’italiano neostandard.

Il cambiamento linguistico è l’espressione più emblematica di una trasformazione sociale, repentina e forse senza eguali. Oltre al Covid-19 ci sono però anche altre le parole che in questo periodo sono diventate molto comuni, soprattutto su internet. Molte di queste si rifanno al distanziamento sociale o in generale alla precarietà dei rapporti umani.

È il caso del termine “Covidivorces”. Scopriamo insieme che cosa significhi.

“Covidivorces” e i mille risvolti della separazione

La parola “Covidivorces” è usata per indicare tutte quelle persone che durante la pandemia si sono lasciate. In tutto il mondo, infatti, dal Sud America all’Africa occidentale, molte coppie hanno iniziato a separarsi.

Lo stress da pandemia in alcuni casi ha fatto riemergere vecchie ceneri venute fuori grazie anche al tempo che abbiamo avuto a disposizione in questi mesi. Molte persone hanno iniziato ad avvertire la tensione delle loro relazioni. Dividere talvolta piccoli ambienti tra lavoro, i compiti dei bambini, situazioni finanziarie vacillanti, ha generato davvero tante crisi domestiche.

La Bbc riporta la storia di Richard Cunha Schmidt (41 anni) e Rafaela Carolina Ferreira Schmidt (31 anni), una coppia che vive a Florianopolis, nel sud del Brasile. I due hanno divorziato pochi mesi fa durante la pandemia, che per la loro relazione è stato un vero e proprio trauma:

Per la maggior parte, sono stati 12 bellissimi anni insieme. Ma la pandemia non ha risparmiato nulla. È venuto a dimostrare che in una relazione di 24 ore con due bambini e un ufficio a casa molte cose non possono combaciare. Ci sono stati momenti di rabbia e disaccordo, tali da usare la situazione disperata l’uno contro l’altro. Indossare la maschere, tornare a casa, togliersi i vestiti e fare la doccia: ho preso tutto sul serio.

Queste le parole dell’assistente sociale Rafaela alle quali suo marito Richard ha risposto:

Abbiamo iniziato a litigare per cose futili e poco importanti. Il lockdown è stato davvero rigido, non potevamo uscire di casa, nemmeno per prendere un po’ d’aria. E credo che all’inizio non ho accettato tutto questo rigore.

L’aumento dei divorzi in Italia durante la pandemia

Il “Covidivorces” è strettamente legato anche ai divorzi in Italia durante la pandemia. Nella nostra nazione, infatti, oltre 250 coppie si separano o divorziano ogni giorno. Nell’86,4% la rottura è consensuale, mentre nel 13,6% si fa ricorso a un processo.

A testimoniarlo sono i dati Istat relativi al 2015, ma a causa del Coronavirus la situazione è palesemente peggiorata: nel 2020 separazioni e divorzi sono aumentate del 30%, con picchi record del 35% in alcune regioni come la Liguria.

Non bisogna però dimenticare, infatti, che oltre alle coppie che si sono lasciate in maniera consensuale, tanti sono stati i casi di tragedie domestiche in questi mesi. I centri antiviolenza hanno affermato che nel 2020 c’è stato un aumento del 70% delle violenze intra-familiari sulle donne. I femminicidi – durante il Coronovirus – sono cresciuti del 15%. Un vero e proprio dramma femminile che si amplifica nel modo più gretto possibile. Un’emergenza familiare che non può essere disattesa, perché l’epilogo di violenze psicologiche, fisiche, economiche e quant’altro.

Il Coronavirus ha chiuso in casa le donne con i loro aguzzini

Le crisi storiche per fortuna non generano solo rotture. In altri casi si intensifica anche il desiderio di rispondere al dolore mettendo al mondo altre vite. Ad esempio, Lucy Atcheson, psicologa londinese, ha detto al New York Times “che i blocchi stimolano l’unione in alcuni e amplificavano l’attrito e il conflitto per gli altri”. A prescindere dalle motivazioni, possiamo collegarci alla parola che è entrata a far parte – di recente – nel nostro linguaggio comune. Non un prestito linguistico momentaneo, ma un nuovo termine che si afferma: “Coronababies”.

“Coronababies” e lo stress che vivono le donne incinte

Vocabolo nato nel Regno Unito, i bambini concepiti durante il Covid-19 si chiamano “Coronababies”. Non sappiamo di preciso come si concluderà questa pandemia, di sicuro paradossalmente a quanto detto prima, molte sono le coppie che hanno deciso di mettere su famiglia.

Sorge però anche una perplessità: il forte stress che vivono le donne incinte in questo periodo potrebbe gravare – in termini di salute – sul feto? Sotto questo punto di vista la scienza divide i pareri.

Secondo la radiologa dell’Università di Calgary Catherine Lebel, l’elevata tensione che molte donne stanno vivendo durante questi mesi, potrebbe influire le condizioni mentali, emotive e cognitive della cosiddetta “Generazione C”. Ovviamente non vi è certezza. Noel Hunter, psicologa clinica – autrice di Trauma and Madness in Mental Health Servicessostiene che:

I bambini stanno bene se i genitori si prendono cura di se stessi e si concentrano su ciò che è più importante nella vita. Se collaboriamo e ci aiutiamo a vicenda, possiamo superare quasi qualsiasi cosa.

“Covidivorces”e “Coronababies” non sono solo dei nuovi vocaboli in uso. Indicano – come accade anche per le altre parole – una nuova era storica, che, ci piaccia o meno, farà parte della nostra vita.

Il Professore Sergio Lubello – Professore ordinario di Storia della lingua italiana e di Linguistica italiana all’Università di Salerno –  tra le molteplici attività didattiche messe a punto per colmare alcuni vuoti della didattica in presenza, ha individuato, insieme agli studenti del corso di laurea binazionale LIDIT dell’Università di Salerno, una serie di termini entrati a far parte di una sorta di “nuovo lessico famigliare”. Di seguito solo alcuni dei vocaboli riorganizzati dallo stesso docente per la Treccani, il cui significato lo abbiamo trovato dalla stessa Enciclopedia Italiana:

1. "Termoscanner"

termoscanner s. m. inv. Strumento per la misurazione in tempo reale della temperatura corporea.

2. "Lockdown"

lockdown s. m. inv. Isolamento, chiusura, blocco d’emergenza; usato anche come agg., separato e isolato dall’esterno al fine di essere protetto.

3. "Task force"

task force ‹tàask fòos› locuz. angloamer. [propr. «forza (destinata a un determinato) compito»] (pl. task forces ‹… fòosi›), usata in ital. come s. f

4. "Smartworking"

smartworking (smart working), loc. s.le m. inv. Flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro subordinato, finalizzata a incrementare la produttività e a facilitare il lavoratore nelle sue esigenze personali.

5. "Didattica a distanza"

didattica a distanza (sigla DADloc. s.le f. Insegnamento impartito tramite sistemi telematici.

6. "Webinar"

webinar ; s. ingl., usato in it. al masch. – Seminario condotto sul web. La caratteristica principale di tutti i webinar è la partecipazione di persone dislocate in luoghi differenti.

Articolo originale pubblicato il 4 Febbraio 2021

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