L’abbiamo vista tutti nei film e nelle serie poliziesche, tanto che in molti pensano di averne capito il meccanismo: ma la macchina della verità funziona veramente?

A ideare la tanto discussa macchina della verità fu un giovane studente di psicologia di Harvard, tale William Moulton Marston, negli anni ’20 del secolo scorso. Marston aveva escogitato un nuovo metodo per scoprire quando una persona mentiva, che si basava sulla rilevazione dei segni vitali di una persona. Aveva infatti notato che la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna dei suoi compagni di classe aumentavano quando si chiedeva loro di dire falsità.

All’epoca il sistema di rilevazione di Marston si basava semplicemente su un bracciale per la pressione sanguigna e un cronometro. Fu John Larson, un giovane studioso di fisiologia e poliziotto, a mettere a punto il prototipo della macchina che noi tutti conosciamo oggigiorno, nel 1921. Larson chiamò il suo dispositivo “cardio-pneumo-psicografo”, ma sarebbe passato alla storia come la macchina del poligrafo.

Larson mise alla prova la sua scoperta in occasione di un furto di gioielli avvenuto nel 1921 in un dormitorio femminile, il College Hall. E la macchina trovò quella che sembrava essere la colpevole: l’infermiera Helen Graham, che dopo il fallimento del suo test urlò: “Solo perché sono agitata e arrabbiata per tutte queste domande, voi pensate che io stia mentendo!”. Solo in seguito l’infermiera confessò: era stata proprio lei a rubare i gioielli.

Con il passare del tempo, però, Larson iniziò a comprendere che un cambiamento nella pressione sanguigna non era necessariamente un segno rivelatore di inganno.

Dall’anno della sua invenzione è ormai passato molto tempo e, come sappiamo bene ora, un test della macchina della verità è intrinsecamente stressante. La domanda su un furto o un’arma del delitto può causare una risposta emotiva indipendentemente dal fatto che una persona sia colpevole o meno.

Infatti, nonostante siano stati ripetutamente smentiti da numerosi studi scientifici, i test del poligrafo sono ancora ampiamente utilizzati per fare pressione sui sospetti affinché confessino. Stanno però emergendo, in questi anni, nuove forme di rilevamento della menzogna, alimentate da scansioni cerebrali e intelligenza artificiale.

In India, la scansione EEG è stata utilizzata per condannare una donna all’ergastolo (sentenza poi annullata in appello). Nell’Unione Europea e negli Stati Uniti i rilevatori di bugie basati sull’intelligenza artificiale vengono utilizzati ai valichi di frontiera. Nonostante i pregiudizi insiti in queste nuove tecnologie, i loro inventori affermano che sono imparziali, obiettivi e infallibili. Va detto, però, che è sta stessa cosa che diceva John Larson riguardo alla sua macchina del poligrafo.

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