La tragedia è accaduta settimane fa, ma i genitori di Mahjabin Hakimi, giovane promessa del Kabul Municipality Volleyball Club e della nazionale giovanile afghana, non hanno fatto trapelare la notizia a causa delle minacce a opera dei talebani. Il silenzio è stato rotto ora dall’allenatrice dell’atleta.

La coach della giovane pallavolista ha raccontato tutto in un’intervista al Persian Indipendent. La donna ha condotto l’intervista sotto lo pseudonimo di Suraya Afzali, per motivi di sicurezza.

La notizia è stata poi confermata al Corriere da Mauro Berruto, l’ex c.t. della nazionale di volley, che ha aiutato molte atlete a fuggire dal Paese. Lo ha scritto anche su Twitter:

Nell’articolo a firma di Federica Seneghini, Berruto afferma:

«Qualche mese fa una sua compagna di squadra mi aveva rivolto un appello disperato. Mi uccideranno come hanno fatto con la mia compagna di squadra, diceva». Ora quella compagna rimasta anonima ha un nome. Mahjubin Hakimi, 18 anni, di etnia hazara. «Probabilmente è stata uccisa addirittura prima della presa di Kabul, ma la notizia è uscita solo ora perché la famiglia era stata minacciata di ritorsioni da parte dei talebani».

I talbani stanno perseguitando tutte le componenti della squadra di pallavolo, e purtroppo hanno trovato Mahjabin Hakimi. L’hanno seguita e una volta presa, le hanno tagliato la testa, per poi minacciare la sua famiglia di non dire niente. Una vera e propria esecuzione.

Hanno cercato di identificare le atlete, in particolare quelle della nazionale di pallavolo che in passato hanno gareggiato in competizioni internazionali e sono apparse in tv “, ha spiegato l’allenatrice durante l’intervista al Persian Indipendet.

Dopo la caduta del governo di Ashraf Ghani, praticare sport è diventato un rischio enorme per ogni donna. I talebani hanno da subito impedito alle donne di praticare sport e hanno perseguito le ragazze che continuavano ad allenarsi. Essere di etnia Hazara e giocare senza hijab è stato considerato inaccettabile dal nuovo regime e Mahjabin è stata giustiziata in questo modo orribile.

Come ha riferito l’allenatrice, solo due ragazze della squadra di Mahjabin Hakimi sono riuscite a fuggire. Per ogni altra atleta, praticare lo sport che amano è un rischio alla propria vita. Da quando i talebani hanno conquistato Kabul, ad agosto, la dura repressione contro la libertà delle donne non fa che aumentare.

La resistenza delle donne afghane: meglio morte che sottomesse

Le donne non possono più andare all’università, ricoprire cariche politiche o sociali, uscire non accompagnate e tantomeno praticare sport. Ora, ogni atleta afghana sta cercando di mettersi al sicuro e lasciare il Paese.

La scorsa settimana, la Fifa e il governo del Qatar hanno dichiarato che sono riusciti a far evacuare 100 calciatrici afghane in sicurezza con le loro famiglie.

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