Mahsa Amini, morta a 22 anni dopo l'arresto per come indossava il velo

La donna era partita dal Kurdistan iraniano per una vacanza a Teheran, dove è stata fermata dalla "polizia morale" con l'accusa di indossare male l’hijab. Dopo il trasferimento in un centro di detenzione, la giovane è morta in ospedale a causa di un infarto, ma la famiglia denuncia un pestaggio.

Mahsa Amini è morta a Teheran a 22 anni, dopo l’arresto per aver indossato male il velo. La donna era partita dal Kurdistan iraniano, e insieme alla sua famiglia si era recata in vacanza nella capitale. Lì è stata fermata dalla polizia morale, la Ershad, l’unità speciale che vigila sul rispetto del rigido codice di abbigliamento imposto alle donne, sia che siano locali o straniere, e di qualunque religione, hanno tutte l’obbligo di indossare il velo.

Amini è stata arrestata con l’accusa di indossare male l’hijab, perché l’indumento non le copriva integralmente i capelli, ed è stata portata in un centro di detenzione della città. Subito dopo, è stata trasferita d’urgenza in ospedale, dove è morta poche ore dopo. Ufficialmente la causa del decesso è da ricondurre a problemi cardiaci, sopraggiunti durante il fermo, che l’avrebbero portata prima in coma e poi alla morte.

Ma la famiglia di Mahsa Amini e gli attivisti denunciano una situazione ben più grave: la ragazza sarebbe morta dopo un pestaggio da parte della polizia religiosa, avvenuto in prigione e con così tanta violenza da aver causato alla 22ene un trauma cranico e il successivo coma. Secondo la sezione iraniana di Amnesty International, che denuncia ancora una volta come sia “degradante e discriminatoria” la legge sull’obbligo del velo, la ragazza: “È stata arrestata in modo arbitrario dalla cosiddetta polizia della moralità” e ci sono accuse rispetto a presunte torture durante la detenzione.

"Non ci siamo mai arrese": la resistenza delle donne afghane sotto i Talebani

Durante i funerali di Amini, sabato 17 settembre 2022, centinaia di persone hanno manifestato, e molte donne si sono tolte il copricapo al grido di “Morte al dittatore”, riferendosi all’Ayatollah Ali Khamenei. La protesta è stata bloccata dalla polizia della città di Saqez, con un fitto lancio di gas lacrimogeni.

Altre contestazioni sono state organizzate anche a Teheran e le organizzazioni della società civile curda, hanno lanciato un appello allo sciopero generale, mentre le organizzazioni per i diritti umani hanno esortato le donne a togliersi pubblicamente il velo, gesto simbolico ma considerano un comportamento immorale dalla religione e dalle autorità.

Secondo la sharia iraniana, o legge islamica, in vigore dopo la rivoluzione del 1979, le donne, infatti, sono obbligate a coprirsi i capelli e a indossare abiti lunghi e larghi per nascondere il proprio corpo, pena richiami, multe o l’arresto.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!