Sono stati denunciati sette minori che condividevano su gruppi social contenuti pedopornografici, ma anche ma anche stickers e meme di carattere necrofilo, zoofilo, scat, splatter, nonché di violenza estrema, apologia del nazismo/fascismo, atti sessuali estremi, mutilazioni e atti di crudeltà verso umani e animali.  L’operazione “Poison” che ha portato all’identificazione di sei ragazzi e una ragazza è stata condotta dalla Polizia di Pescara, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

"Se vuoi rimuovere la foto, paga": lo scandalo mai finito dei gruppi Telegram

L’accusa per i giovanissimi – tutti tra i 13 e i 15 anni – è detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Gli investigatori hanno analizzato circa 85mila messaggi, sparsi in cinque gruppi diversi, che avevano circa 700 utenti, di cui la maggior parte ragazzini, minori.

Le immagini orrende che circolavano raffiguravano anche bambini di tre o quattro anni, vittime di abusi sessuali. Invece di muovere la coscienza di chi li condivideva, i contenuti venivano utilizzati come mezzo di scherno e divertimento.

L’indagine, scaturita su impulso del C.N.C.P.O. (Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online) del Servizio Polizia postale e delle Comunicazioni di Roma, è nata in seguito a una segnalazione del Servizio Emergenza Infanzia 114.

La denuncia è partita da una mamma di uno degli utenti, che avrebbe subito un’estorsione. In cambio di alcune foto porno, il ragazzo avrebbe dovuto ricambiare inviando a sua volta delle immagini pedopornografiche. Dopo aver casualmente controllato il cellulare del figlio, la madre si è accorta di quanto stava accadendo, trovando le chat dei gruppi.

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