Qatar 2022: "Gli omosessuali sono benvenuti, ma evitino effusioni pubbliche"

Il direttore esecutivo del comitato di organizzazione dei Mondiali di calcio, Nasser al Khater, ha risposto a Josh Cavallo, il giocatore australiano che dopo il coming out si è detto timoroso di disputare il torneo in una paese arabo.

I gay sono benvenuti in Qatar ma devono evitare effusioni in pubblico. È l’unica indicazione da rispettare“: così il comitato di organizzazione dei Mondiali di calcio Qatar 2022 risponde al giocatore australiano Josh Cavallo. Quest’ultimo alla fine di ottobre 2021 ha fatto coming out, diventando l’unico calciatore dichiaratamente omosessuale attualmente in attività.

Il 21enne dell’Adelaide United, tuttavia, ha espresso la sua preoccupazione per i prossimi Mondiali, dato che nei paesi arabi l’omosessualità è potenzialmente punibile con la pena di morte.

Ho letto qualcosa sulla pena di morte per i gay in Qatar, quindi ho molta paura, non vorrei davvero andare in Qatar. E questo mi rattrista“, ha dichiarato a The Guardian a novembre 2021. E la risposta di Nasser al Khater, direttore esecutivo del comitato organizzativo, non si è fatta attendere: “Josh Cavallo sarebbe il benvenuto in Qatar, nessuno è insicuro da noi. Ma vanno evitate pubbliche manifestazioni d’affetto, che sono disapprovate. Per il resto tutti possono vivere la propria vita“.

Poco prima di questa replica, l’emittente tv sportiva del Qatar BeIn Sport era stata accusata di omofobia per aver chiesto ai giocatori musulmani di non partecipare all’iniziativa della Premier League in cui tutti i calciatori hanno indossato lacci arcobaleno sulle loro scarpe. Ciò perché “l’omosessualità è incompatibile con l’Islam“.

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Parlando di diritti civili e omofobia, Nasser al Khater ha aggiunto che “gli omosessuali possono venire in Qatar come qualsiasi altro tifoso – e possono comportarsi come qualsiasi altra persona. Quel che dico, semplicemente, è che dal punto di vista della percezione dell’affettività in pubblico, la nostra è una società conservatrice“. Il direttore del comitato, poi, ha ammesso come in molti altri Paesi del mondo ci sia molta più libertà, chiedendo però di rispettare la cultura e l’ideologia qatariota: “Il Qatar è molto più conservatore ed è questo che chiediamo ai tifosi di rispettare, rispettiamo le culture diverse e ci aspettiamo che le altre culture rispettino la nostra“.

Chiaramente la discriminazione, in questo caso addirittura la persecuzione, di altre persone in base all’orientamento sessuale non può però essere considerata “cultura da rispettare”. Essere conservatori non giustifica ledere i diritti altrui.

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