Addio a Emma Bonino: dalla lotta per l'aborto all'Europa, storia della "pasionaria" della politica italiana

La leader di Più Europa scomparsa a Roma a 78 anni, dopo l'ultimo ricovero del 7 settembre. Nella sua lunga vita politica l'impegno per i diritti umani, civili e anche un'autodenuncia per procurato aborto.

Addio a Emma Bonino: la “Pasionaria” della politica italiana si è spenta all’età di 78 anni Emma Bonino, come comunicato da Più Europa, il partito nato dall’unione fra i Radicali Italiani, di cui Bonino è stata fra i volti più noti, e il movimento Forza Europa.

“Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai”, si legge in una nota pubblicata anche sui profili social.

Emma Bonino si trovava ricoverata in un ospedale romano, dopo essere stata soccorso in casa nel pomeriggio del 7 settembre e da lì trasportata, in codice rosso, al Santo Spirito.

Questo episodio è arrivato dopo un altro ricovero della leader di Più Europa, risalente al 2025, durante il quale Bonino fu portata in terapia intensiva per un’insufficienza respiratoria, e soprattutto dell’ormai nota lotta al microcitoma polmonare, diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.

Negli anni successivi al superamento del tumore Bonino ha continuato ad avere problemi respiratori che hanno richiesto ulteriori ricoveri.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Emma Bonino è cresciuta in una famiglia che si era trasferita dalla campagna al paese per dedicarsi al commercio del legname, frequentando il liceo classico e successivamente laureandosi in Lingue e letterature moderne alla Bocconi di Milano, nel 1972, con una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.

La passione per la politica e per i diritti civili era arrivata pochi anni dopo. Nel 1975 si era iscritta al Partito Radicale e aveva partecipato alle campagne per la liberalizzazione dell’aborto. In quegli anni aveva fondato il Cisa, Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, arrivando anche ad autodenunciarsi per procurato aborto nell’ambito di una campagna di disobbedienza civile.

Nel 1976, a soli 28 anni, era stata eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Da quel momento avrebbe attraversato quasi mezzo secolo di vita istituzionale: parlamentare italiana ed europea, vicepresidente del Senato e, successivamente, ministra.

Tra il 1995 e il 1999 Bonino è stata commissaria europea, con deleghe alla pesca, alla tutela dei consumatori e soprattutto all’Ufficio umanitario della Comunità europea, ECHO, visitando numerose aree di crisi, dalla Bosnia all’Afghanistan, impegnandosi anche sul fronte dei tribunali internazionali per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e per la nascita della Corte penale internazionale.

Nel 2006, con il secondo governo Prodi, era diventata ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee, prima esponente radicale a entrare in un esecutivo italiano. Nel 2013, durante il governo guidato da Enrico Letta, aveva assunto l’incarico di ministra degli Affari esteri.

Tra le sue battaglie più note quella per la moratoria internazionale sulla pena di morte, la lotta contro le mutilazioni genitali femminili e l’impegno contro la fame nel mondo. Nel 1994 aveva inoltre fondato, insieme ad altri esponenti radicali, l’organizzazione Non c’è pace senza giustizia.

L’Europa è rimasta uno dei punti di riferimento della sua attività politica. Nel 2017 aveva contribuito alla nascita di Più Europa, con cui era tornata in Parlamento nel 2018. Nel luglio 2024 era stata eletta presidente del partito.

Sempre molto riservata sulla propria vita privata, Bonino non si è mai sposata e non ha avuto figli. Negli anni Settanta aveva avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada.

Nel corso della sua lunga carriera è diventata una delle figure più riconoscibili e controverse della politica italiana: una donna laica, radicale nelle battaglie sui diritti e allo stesso tempo capace di mantenere un dialogo con interlocutori molto lontani dalle sue posizioni.

Un rapporto particolare era quello con papa Francesco, che nel 2024 era andato a farle visita nella sua abitazione romana dopo un ricovero. Un incontro che aveva rappresentato anche il segno di una stima personale costruita negli anni, nonostante le profonde differenze su numerosi temi.

La sua scomparsa chiude una lunga stagione della politica italiana, ma lascia il segno di una figura che per decenni ha fatto delle battaglie civili, dei diritti e della libertà individuale il centro della propria attività pubblica.

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