Il Paese dove i bambini sono costretti a guardare lo stupro e l'assassinio delle madri

Bambini costretti a vedere gli stupri e gli assassinii delle madri, costretti a fare sesso con le nonne, uomini decapitati, torturati e lasciati morire: è la situazione brutale che esiste nel Sud Sudan.

A leggere di quello che è ormai da anni all’ordine del giorno in Sud Sudan, sembra si tratti di un mondo lontanissimo. Eppure, geograficamente parlando, non lo è. Il Sud Sudan è lì, proprio oltre l’Egitto. Eppure da anni c’è un conflitto esteso che coinvolge due fazioni governative, con gravi ricadute sulla popolazione civile. E questo significa fasce più deboli: minoranze, poveri, bambini, donne e anziani. L’orrore è qualcosa all’ordine del giorno, come racconta Tpi, tanto che perfino l’Organizzazione delle Nazioni Unite sta conducendo delle indagini.

Tra le testimonianze riportate è davvero difficile dire quale sia la più agghiacciante. Si va appunto dai bambini costretti a guardare mentre degli uomini stuprano e uccidono le loro madri, a torture, violenze, mutilazioni e assassinii – decapitazioni soprattutto – di ogni genere. Viene annoverata, ad esempio, la testimonianza di una madre che con il figlio 12enne ha dovuto assistere alla castrazione del marito, il bimbo poi è stato costretto a stuprare sua nonna. Si parla anche di un omosessuale stuprato e lasciato morire tra i cespugli o di una donna che ha assistito all’arresto, alla tortura e alla decapitazione di un gruppo di uomini del suo villaggio.

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Nel 2015 era stato avviato un processo di pace in Sudan, ma a quanto pare è rimasto tutto sulla carta. Al momento sono quaranta – tra cui cinque colonnelli e tre governatori – alti funzionari a essere sotto indagine da parte dell’Onu: non si sa ancora di chi si tratti – come sempre, quando si tratta di mere indagini – ma nel momento in cui ci sarà un’effettiva accusa, probabilmente le generalità dei presunti responsabili saranno rivelate al mondo intero. Le indagini riguardano crimini contro l’umanità, come si comprende leggendo le testimonianze di vittime e semplici osservatori.

Il capo della Commissione per i diritti umani nel Sud Sudan Yasmin Sook ha evidenziato come una delle atrocità più diffuse sia la violenza contro gli uomini, oltre che sui minori. Mentre per il commissario per i diritti umani nel Sud Sudan Andrew Clapham l’intento chiaro è quello della persecuzione etnica. Il dossier sarà presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra: ci dovrebbe essere un processo, ma il parlamento del Sud Sudan – istituzione dalla sede misteriosa – non ha dato il via libera a questo processo che ovviamente riguarderà presunti crimini di guerra.

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Quando si parla di guerra civile è sempre difficile stare ad ascoltare gli orrori fino in fondo. Soprattutto quando riguardano i più piccoli. Che vengono definiti innocenti per antonomasia, ma in realtà tutte le vittime in questa situazione lo sono. Lo sono gli anziani, le donne, gli omosessuali. Chiunque sia coinvolto in un conflitto di potere che porta a una violenza senza fine. Chiunque sia ucciso dopo essere stato costretto a soffrire in una maniera indicibile. È per questo che tutto sembra molto lontano, per chi, come noi, vive in pace sul proprio suolo nazionale, per chi nel proprio Paese abbia la possibilità di avere fiducia nella giustizia.

Queste vicende si ripetono spesso nella Storia dell’uomo, tanto che qualcuno ha appunto paragonato la situazione del Sud Sudan alle violenze accadute durante la guerra civile in Bosnia. Crediamo però che, oltre a individuare i colpevoli e i responsabili e a sottoporli a quello che la giustizia internazionale stabilisce, si dovrebbe trovare il modo di prevenire determinate situazioni. Sì, è vero, la Storia è fatta di corsi e ricorsi, ma appunto studiandola e non dimenticando non potremmo riuscire a trovare una soluzione che possa evitare l’orrore?

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