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Omicidio Pamela Mastropietro: "Colpita due volte al torace con una lama"

Pamela Mastropietro sarebbe stata uccisa nell'appartamento di via Spalato a Macerata con un'arma "monotagliente", così è stata definita, e con "due distinti attingimenti" che hanno raggiunto il suo fegato fino a portarla al decesso.

Emergono particolari inquietanti sulla morte della giovanissima Pamela Mastropietro, fatta a pezzi all’interno di due trolley a Macerata. Un efferato delitto che ha occupato le prime pagine dei giornali nelle scorse settimane e che ha portato all’arresto di alcuni soggetti accusati di aver partecipato o, in qualche modo di essere coinvolti, nell’omicidio della 18enne. “Due colpi di arma da punta e taglio penetrati alla base del torace a destra quando la vittima era ancora in vita”, questo emerge dalle valutazioni medico-legali preliminari e tossicologiche effettuate sul corpo della vittima, come riportato dalle principali testate giornalistiche italiane.

Pamela Mastropietro, tra l’altro, sarebbe stata uccisa nell’appartamento di via Spalato a Macerata con un’arma “monotagliente”, così è stata definita, e con “due distinti attingimenti” che hanno raggiunto il suo fegato fino a portarla al decesso. In altre parole, sono stati due i colpi al torace che per la giovane vittima sono stati fatali. I medici, poi, hanno accertato una contusione alla tempia sinistra che, però, sembrerebbe non aver contribuito alla morte: forse dovuta all’aver battuto contro un mobile o uno spigolo mentre cadeva oppure perché spinta con forza contro un ostacolo prima di essere accoltellata dal suo (o dai suoi) aguzzini che poi l’hanno fatta a pezzi.

Secondo i medici che hanno esaminato il suo corpo, la morte potrebbe essere avvenuta tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio di martedì 30 gennaio. Non è noto, invece, se la ragazza sia stata vittima di violenza sessuale o di tentativi di stupro.

Intanto i due nigeriani, Lucky Awelima e Desmond Lucky, accusati di omicidio in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere, rimangono in carcere. Dietro le sbarre anche Innocent Oseghale, affittuario dell’appartamento in cui si sarebbe consumato il delitto. Per lui, al momento, l’accusa è di concorso in vilipendio e occultamento di cadavere. Marginale, invece, la posizione di un quarto nigeriano.

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