Mentre la guerra civile in Etiopia imperversa da diciotto mesi, i malati di cancro terminali in cura nell’ospedale di Mekelle, nel Tigray, vengono mandati a casa perché non ci sono farmaci per curarli: i medici hanno dichiarato di essere costretti a curare i pazienti con medicinali scaduti e paracetamolo.

Come riporta il Guardian, per la prima volta in 11 mesi i medici dell’ospedale di riferimento Ayder di Mekelle hanno ricevuto un farmaco chemioterapico orale all’inizio di maggio come parte di un trasporto aereo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR): fino ad allora avevano potuto usufruire solo della doxorubicina.

Ma, nonostante sembri che il blocco nella regione settentrionale dell’Etiopia potrebbe allentarsi, gli oncologi hanno affermato di essere ancora in gravi difficoltà e di dover utilizzare farmaci scaduti mentre aspettano i rifornimenti. L’Ayder ha solo il 16% dei farmaci di cui ha bisogno, ha detto un medico al Guardian tramite un sms.

Un altro medico, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha detto al Guardian che senza i farmaci non possono più trattare molti dei casi terminali in ospedale, e i pazienti tornano a casa. Il medico ha dichiarato che lui e i suoi colleghi sono ormai abituati a mandare a casa i pazienti, dove sanno che quasi certamente moriranno a breve. “È davvero difficile. Quasi tutti, quando glielo diciamo, piangono davanti a noi… non possiamo nemmeno somministrare loro [un] analgesico forte per il dolore… non abbiamo analgesici forti come la morfina“, ha dichiarato.

La guerra ha decimato il sistema sanitario del Tigray, dove vivono oltre 7 milioni di persone. Lo stato precario dell’Ayder colpisce molto duramente se si pensa che, cinque anni fa, i medici dell’ospedale avevano elaborato un piano ambizioso proprio per la cura del cancro: doveva infatti essere costruita un’unità di cura del cancro completa, ospitata in un nuovo edificio di sei piani, con formazioni specialistiche per i medici in Etiopia e all’estero, come riporta la stampa.

Poi, nel novembre 2020, la guerra è iniziata e tutti i piani sono andati in fumo.

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Ora gli oncologi del Tigray stanno esortando le società oncologiche di tutto il mondo, come l’American Society of Clinical Oncology e l’Association of Cancer Physicians nel Regno Unito, ad aiutarli. “Chiediamo in particolare alle associazioni oncologiche globali di alzare la voce per aiutare a rimuovere le barriere… I malati di cancro del Tigray necessitano urgentemente di forniture mediche salvavita“, hanno scritto in una dichiarazione congiunta, come riporta il Guardian.

 

 

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