Le mamme e il diritto di essere stanche: su Paola Turani e il video di Carolina Capria

L'influencer bergamasca ha pubblicato una serie di storie, nelle quali ha raccontato le difficoltà di gestire un bambino di nove mesi. Dopo la polemica su Twitter, la scrittrice è intervenuta su Instagram a chiarire la questione.

Linfluencer bergamasca Paola Turani ha pubblicato una serie di storie, nelle quali ha raccontato le difficoltà nel gestire un bambino di nove mesi. La modella ha parlato di come il piccolo Enea sia sempre attivo e di quanto le dia da fare, facendola sentire, di conseguenza, privata di tempo da dedicare a se stessa.

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Turani è salita immediatamente in tendenza su Twitter, generando un’enorme polemica e una valanga di insulti. La scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria, in un video su Instagram, ha ripreso l’accaduto, volendo sottolineare come lamentarsi, per le madri, sia ancora considerato un tabù.

Le lamentele “inaccettabili” – così ironicamente definite da Capria – di Paola Turani sono state le seguenti:

Fonte Instagram @paolaturani

Terribili i 9 mesi, ma è normale oppure dipende tutto dal carattere di un bambino? O perchè i maschi sono più fisici e agitati? Non sta fermo un secondo, negli ultimi 15 giorni ha avuto un cambiamento pazzesco. Non posso lasciarlo e farlo fare, devo essere sempre con gli occhi su di lui, sempre presente. Mangia tutto quello che trova per terra, devo essere sempre sul pezzo e togliergli tutte le schifezze che mangia.

La scrittrice ha quindi commentato:

In queste storie vediamo solamente una donna – peraltro sorridente – che dice di essere stanca, stanca di stare dietro a un bambino di 9 mesi che, per quanto ami all’infinito, è fonte di enorme fatica e ha stravolto la sua vita.

Oltre a sottolineare l’importanza di non giudicare lo stato di sofferenza che prova un genitore – non si possono conoscere infatti i vissuti degli altri e come questi agiscano sulle loro emozioni – Carolina Capria ha posto l’accento su una questione altamente radicata nella cultura della nostra società.

Perché è così inaccettabile che una madre dica ‘Sono stanca?’“, si è chiesta lei. “La maternità è sempre stata una pubblicità ingannevole“, si è risposta, aggiungendo: “Ci sono sempre state mostrate delle donne felici, realizzate, sorridenti, che non soffrivano minimamente per aver rinunciato alla loro vita“.

La maternità del 2022 è inoltre molto diversa da quella degli Anni ’60. Anche il mito delle nonne, che hanno cresciuto “sessanta figli lavorando nei campi, perché dobbiamo prenderle ad esempio? Facevano una vita di merda, possiamo dirlo? Se potessi salvare mia nonna dalla vita schifosa che ha fatto lo farei adesso“, ha dichiarato la scrittrice.

Per fare in modo che questa pubblicità non sia più ingannevole, allora, c’è bisogno anche  di quelle madri che – proprio come ha fatto Turani – testimoniano come la maternità sia estremamente faticosa.

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