Daniela Fumagalli: 'Non conosco la parola odio' - Roba da Donne

“Odio? Non so cosa voglia dire questa parola. Come si può odiare un essere umano? Ho dentro tanta rabbia, tanta tristezza, tanto rammarico. E poi su chi potrei riversare l’odio? Su qualcuno che non c’è più, che aveva una personalità deviata, che mi ha odiato profondamente? Sarebbe giusto ripagare con la stessa moneta?”

Il nome della donna che ha pronunciato queste parole lo conosciamo tristemente a memoria. Si chiama Daniela Fumagalli ed è al tempo stesso la sopravvissuta e la vittima di un delitto terribile. Lo ricordiamo, a onor di cronaca, ma è impossibile da dimenticare: il 4 luglio, il marito di Daniela, Mario Bressi, ha ucciso i loro figli gemelli, Diego ed Elena, di soli 12 anni. Li ha uccisi per togliere a Daniela il bene più caro che aveva, quei due ragazzini che iniziavano ad affacciarsi alla vita, recisa da una persona che amavano, di cui si fidavano.

Cosa prova Daniela Fumagalli in tutto questo? Sarebbe facile pensare che la donna sia guidata dall’odio, ma non è così. Intervistata dal Corriere della Sera, ha parlato dei suoi sentimenti, del ricordo dei suoi figli, che resterà sempre vivo dentro di lei, dell’atroce assenza, di quel silenzio in casa che le ricorda che Diego ed Elena non torneranno più, le loro camerette vuote, i giochi che non saranno toccati più da dita di bambino.

Mi mancano tantissimo – racconta nell’intervista Daniela – Tutto mi parla di loro. Questa è la loro casa, quella la loro stanza, qui giocavamo, studiavano, ci inseguivamo e ci tiravamo i cuscini. Mi si dice che loro sono con me spiritualmente. Ma non mi basta. Mi mancano i loro abbracci, le loro voci, le loro domande. Quel mercoledì prima che partissero, stavamo tutti e tre abbracciati sul letto di Elena. Non li ho più visti, vivi. Non li vedrò mai più.

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Daniela Fumagalli sa, ha capito perché Mario ha compiuto quel gesto senza senso. È come il perverso mito di Medea, che uccide i suoi figli mostrandone i cadaveri al padre Giasone. Ma è chiaro che non possa trovare pace, non potrà mai. Qualunque giustificazione al comportamento di Mario è inconcepibile. Lo è per chi legge questa storia, possiamo solo lontanamente immaginare come si senta Daniela da diretta interessata.

Avevamo problemi da tempo, molto tempo – spiega, riferendosi al marito – Ha fatto qualcosa di spaventoso. Che una persona uccida due bambini con le sue mani lo ritengo impensabile. Che lo faccia un padre con i suoi figli è disumano. Come si fa uccidere due creature, i tuoi figli, con le proprie mani? Mani di padre, mani che dovrebbero servire per carezzare, rincuorare chi ti guarda come un riferimento, come la garanzia della protezione da tutti i mali del mondo.

C’è una consapevolezza forte in Daniela, che le fa onore: Diego ed Elena non sono stati portati via solo a lei. I suoi figli sono stati portati via al mondo che li attendeva nel loro processo di crescita: sono stati portati via ai nonni, ai compagni di scuola che hanno scritto tante parole dolci per i loro amichetti, agli insegnanti e agli allenatori sportivi che li seguivano e che apprezzavano il loro talento e la loro sensibilità.

Mario ha fatto quello che ha fatto per fare male a me. – dice ancora – Ma ha tolto quelle sue creature ai loro amici, ai loro compagni, ai loro allenatori, al futuro che dovevano vivere. Io non voglio, non posso, ricordarli come li ho visti l’ultima volta. Voglio ricordarli con un sorriso, il loro sorriso. Quei due bambini riuscivano a essere di conforto per tutti, a cominciare dai nonni. Dove arrivavano portavano allegria e vita. Erano due bambini che avevano un eccezionale rispetto, direi un’etica, delle regole.

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Come farà a vivere d’ora in avanti Daniela Fumagalli? Lei dice che sta cercando di reagire e di resistere, di affrontare la vita. Ma in tutta la sua forza è impossibile non pensare a Diego ed Elena, che sono fonte della sua dolcezza, quella con cui combatte la rabbia e le lacrime, soprattutto la sera, quando va a dormire senza l’abbraccio di quei due gemellini che la amavano, riamati.

Io non lo so dove va chi scompare, ma so dove resta. […] Il mio futuro? – conclude – Lo immaginavo con Diego ed Elena. Devo realizzare bene quello che è successo. Devo sistemare il mio dolore. Devo abituarmi a vivere senza di loro. Non lo posso fare fuggendo dalle loro cose, dai giochi, dai quaderni. Devo stare con loro, per poter stare senza di loro.

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