Agnieszka, per ora si sa solo il nome, è l’ennesima vittima di una legge liberticida che, in Polonia, ha riportato indietro le lancette dell’orologio.

Dopo una sentenza della Corte suprema, infatti, nel Paese l’aborto è diventato praticamente illegale e sono sempre più frequenti i casi in cui le donne pagano con la vita l’inerzia dei medici, impauriti dalle possibili sanzioni. Capita, quindi, sempre più frequentemente che non si intervenga finché il feto non è morto, favorendo così l’insorgere della setticemia.

All'aborto (se non è un diritto) ci pensano le mammane: con ferri da calza e tubi

L’ultimo caso è proprio quello di Agnieszka, ricoverata lo scorso 21 dicembre presso l’ ospedale della Beata Vergine Maria a Częstochowa, quando si trovava nel primo trimestre di una gravidanza gemellare. All’arrivo in corsia era pienamente cosciente e avvertiva soltanto dei dolori. Il primo feto, però, è morto due giorni dopo, il 23 dicembre. I medici, tuttavia, si sono rifiutati di intervenire, trincerandosi dietro il rispetto della nuova legge.

In questo modo, la salute della donna è velocemente peggiorata ma in ospedale hanno comunque deciso di attendere che morisse anche il gemello prima di operare la donna il 31 gennaio. Troppo tardi. La setticemia in stato talmente avanzato da non consentire più la ripresa di Agnieszka, che il 25 gennaio è deceduta. La famiglia ha deciso di pubblicare i video che ritraggono la trentasettenne poco prima di morire, per denunciare agli occhi dell’opinione pubblica il comportamento dei medici e l’assurdità della legge.

“Questa”, ha scritto la famiglia di Agnieszka in un post su Facebook, “è la prova del fatto che l’attuale governo ha le mani coperte di sangue”. Dall’ospedale non c’è stato alcun segno di apertura, anzi. C’è stato il rifiuto di condividere i risultati degli esami della donna, appigliandosi alle linee guida sulla riservatezza.

Secondo un approfondimento portato avanti dall’associazione Abortion Without Borders, tra l’altro, sempre più donne polacche starebbero ricorrendo all’aborto illegale, costrette così ad esporsi a tutti i pericoli che questa pratica clandestina comporta. E il rischio che il numero aumenti sempre di più, è, purtroppo, assai concreto.

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