Il razzismo contro le persone nere nei corridoi umanitari ucraini

Ieri diversi video hanno iniziato a raccontare che il diritto a fuggire dal conflitto viene garantito in maniera selettiva, oggi il numero di testimonianze conferma che siamo di fronte ad una tendenza chiara e netta, specchio della cultura fortemente razzista che imperversa in Europa.

Ieri diversi video provenienti dal conflitto in Ucraina hanno iniziato a raccontare che il diritto a fuggire dal conflitto viene garantito in maniera selettiva, oggi il numero di testimonianze conferma che siamo di fronte a una tendenza chiara e netta, specchio della cultura fortemente razzista che imperversa in Europa.

Le persone nere, studenti e residenti, donne e uomini, provenienti da India, Africa e Medio Oriente, vengono respinte ai confini e allontanate dai mezzi di trasporto per le persone sfollate. La discriminante è il colore della loro pelle o il paese di nascita.

Nigeria e Sud Africa hanno reagito denunciando e condannando la palese discriminazione razziale che sta fisicamente impedendo alle persone nere di raggiungere la sicurezza oltre confine, condannandole a permanere su un territorio pericoloso e instabile.

Il confine con la Polonia è diventato il porto di accesso principale, ma rimane precluso alle persone nere e dalle testimonianze raccolte non si tratta di un blocco orientato a rispettare il divieto per gli uomini tra i 18 e i 60 di abbandonare il Paese, ma di un respingimento esteso alle persone nere in quanto nere e che coinvolge anche chi non è cittadino ucraino.

La testimonianza di Moustapha Bagui Sylla

France 24 riporta la testimonianza di Moustapha Bagui Sylla, studente della Guinea: “Ci hanno fermato al confine e ci hanno detto che i neri non erano ammessi. Ma abbiamo potuto vedere i bianchi che attraversano”, dopo questo rifiuto ha proseguito verso Medyka dove gli è stato nuovamente negato l’accesso, a quanto pare su direttive della polizia di confine polacca, fatto prontamente smentito da Varsavia.

La portavoce della guardia di frontiera, Anna Michalska, ha dichiarato di aver passato gli ultimi due giorni a smentire queste voci e che i respingimenti sarebbero un’iniziativa prettamente ucraina.

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Nel frattempo, una rete solidale di supporto a distanza si sta creando sul web, con la creazione di indicazioni specifiche che possano aiutare le persone nere in Ucraina a evitare i punti di passaggio come Medyka, in cui gli sarebbe negato l’accesso alla Polonia a priori.

Al confine con l’Ucraina, come confermato dalla reporter Stephanie Glinski, le persone provenienti da Africa, Medio Oriente costituiscono la maggioranza di persone incolonnate nelle file per stranieri e, dopo le incessanti attese, si vedono negare l’ingresso.

Quello che sta accadendo è una forma di selezione apertamente razzista che si accoda alla velocità con cui l’UE ha ripristinato una direttiva del 2001, eredità del conflitto nei Balcani, ma mai utilizzata prima di ora, per rispondere alla crisi umanitaria in corso, proprio lungo quei medesimi confini che per mesi sono stati impenetrabili alle persone migranti provenienti da Afghanistan, Iraq e Siria, usati da Lukashenko come mezzo di ritorsione contro l’UE e i Paesi confinanti con la Bielorussia.

L’Unione Europea, per rendere effettivo il dispositivo di legge, necessita che il Consiglio lo approvi con una maggioranza qualificata di 15 su 27 stati membri. La disposizione garantirebbe alle persone provenienti dall’Ucraina gli stessi diritti dei cittadini europei, quindi la mobilità Schengen e la tutela umanitaria. Il supporto prodotto da tale provvedimento sarebbe essenziale per soccorrere adeguatamente la popolazione in fuga dalla guerra, ma risulta incompleto se non accompagnato dall’impegno ad accogliere tutte le persone e non solo quelle non razzializzate alle quali, di fatto, l’ingresso non è garantito.

Bloccate al confine, con i rischi della guerra e delle condizioni precarie a minacciarne la vita, le persone razzializzate stanno subendo gli effetti di un sistema profondamente razzista.

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