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Razzista è chi si indigna se il bimbo nero indossa questa felpa, non H&M

H&M finisce nell'occhio del ciclone per una felpa, su cui compare la parola "scimmia", indossata da un bambino nero. Le accuse sono di razzismo, ma il vero pregiudizio non sta forse in chi vuol vedere il male a ogni costo?

Piovono critiche feroci su H&M. Il famoso brand svedese finisce nell’occhio del ciclone – e non è la prima volta – con delle pesanti accuse di razzismo. Non bastava, quindi, l’inchiesta del programma danese Operation X sugli abiti ancora utilizzabili che il colosso di abbigliamento avrebbe bruciato, alla faccia delle campagne su sostenibilità, ambiente e riciclo, adesso ad agitare i vertici dell’azienda fondata da Erling Persson ci si mette pure l’imputazione di discriminazione razziale.

A scatenare le reazioni indignate che, come spesso accade, si sono propagate soprattutto sui social, uno dei capi della collezione per bambini, nella fattispecie una felpa con la scritta “Coolest monkey in the jungle”, ovvero “la scimmia più cool della giungla”, indossata da un bambino di colore. Immediata, almeno nella mente degli utenti, è stata perciò l’associazione “bambino nero- scimmia”.

Fonte: h&m

Le reazioni di sdegno non si sono risparmiate, e tutti, in tono più o meno coloriti, hanno mirato ad accusare la multinazionale scandinava di promuovere il razzismo. I toni sono passati da quelli della “trovata pubblicitaria di cattivo gusto” ad altri decisamente più espliciti e forti.

Fonte: twitter
Fonte: twitter

Vi siete bevuti il cervello?” o “Sono disgustata: vergogna” sono solo alcuni dei commenti che hanno popolato Twitter e gli altri social dopo la diffusione della foto su Internet.

H&M è corsa ai ripari il più velocemente possibile, diffondendo un comunicato di scuse in cui chiedeva perdono “a chiunque si fosse sentito offeso da quell’immagine“, e ritirando poi la stessa dal proprio sito.

Sinceramente, però, una lancia a favore di H&M ci sentiamo di spezzarla; questa polemica, infatti, è sembrata piuttosto pretestuosa, come se necessariamente si avvertisse, da parte del pubblico, l’esigenza di aggrapparsi a qualcosa pur di lanciare fango sull’azienda.

Posto il fatto che, dati gli anni di presenza nel mercato e la diffusione mondiale dei suoi store, H&M sia, al di sopra di ogni dubbio, un’azienda sufficientemente esperta da non cadere in becere e fin troppo facili provocazioni di questo tipo, c’è da dire che, come spesso accade, “il male sta negli occhi di chi guarda”; di chi, cioè, vuol vedere a tutti i costi una provocazione, una caduta di stile, e perciò accosta automaticamente l’immagine di un bambino nero e una scritta in cui compare la parola “scimmia” per estrapolarne un significato che parla di razzismo.

Diciamoci la verità, nessuno avrebbe sollevato un simile polverone se il bambino rappresentato nella foto fosse stato bianco. Ci sarebbe sembrata una felpa simpatica, a un buon prezzo, e saremmo probabilmente corsi in massa a metterla nei nostri carrelli online per regalarla ai nostri bambini. È chi contesta l’immagine sottolineandone per forza gli intenti razzisti, forse, a dover fare i conti con il proprio pregiudizio ignorante. Con la propria voglia di trovare il marcio dappertutto, anche dove evidentemente non c’è.

Altrimenti, non si spiegherebbe perché questa scritta, dove compare la parola “scimmia”, fa infuriare, mentre altri capi di abbigliamento per bambini, o oggetti, dove compaiono tenere scimmiette, banane, peluches che le rappresentano o simili destano tutt’al più un sorriso.

O forse ci volete dire che prodotti con questi soggetti dovrebbero essere “only for white boys”? Quello sì, che sarebbe un bell’esempio di razzismo.