Reddito di libertà, aumenta l'importo nel 2026: a chi è destinato e come richiederlo

Lo ha comunicato l'INPS in una circolare. La misura è destinata alle donne vittime di violenza.

Sale l’importo del reddito di libertà, la misura pensata per le donne vittime di violenza, con o senza figli, che sono seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali. Lo comunica l’INPS nella circolare n.44 del 9 aprile 2026, spiegando che, in attuazione del decreto interministeriale del 17 settembre 2025, il contributo economico viene aumentato a 530 euro per un massimo di dodici mensilità, nei limiti delle risorse disponibili.

In precedenza l’importo del reddito di libertà era di 400 euro mensili nel 2023 e 2024 e di 500 euro nel 2025; proprio quest’ultimo importo sarà integrato, usando le risorse statali o quelle regionali trasferite per il finanziamento della misura. L’istituto per la previdenza ha chiarito che, ultimata l’integrazione delle domande accolte lo scorso anno, si procederà con il pagamento di quelle presentate nel 2026. In totale sono 16,5 i milioni destinati al sostegno alle donne vittime di violenza.  comunicazione alle interessate. Le risorse complessive destinate al beneficio per l’anno 2026 ammontano a 16,5 milioni di euro.

L’INPS ha anche precisato che le domande presentate entro il 31 dicembre 2025 e non accolte per insufficienza di risorse possono essere ripresentate dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno in corso, sempre con le solite modalità, ovvero tramite i Comuni utilizzando il modulo “SR208”, denominato “Domanda Reddito di Libertà”, ovviamente previa verifica del possesso dei requisiti e della validità e completezza dei dati indicati nel modulo, compresa la sussistenza dello stato di bisogno e il percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Per avere diritto al sostegno occorre essere residenti nel territorio italiano, essere cittadine italiane, comunitarie o cittadine di Stato extracomunitario in possesso di regolare permesso di soggiorno (comprese le straniere aventi lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria), e risultare in condizione di povertà, legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, dichiarato dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale

Nella domanda il rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la donna deve inoltre attestare il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso, mentre il servizio sociale deve attestare lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente. Saranno poi i Comuni a inviare la domanda all’INPS tramite il servizio disponibile nella pagina “Trasmissione domande, istruzioni e software delle prestazioni sociali”, acquisendo il codice univoco che riporta la data e l’ora di invio della domanda, determinando di conseguenza l’ordine nella graduatoria regionale. Come accaduto per lo scorso anno, anche in questa occasione le domande non accolte per carenza di budget potranno essere ripresentate entro il 31 dicembre, oppure, in caso di decadimento definitivo, l’anno prossimo.

Ricordiamo che il reddito di libertà non è incompatibile con altri strumenti di sostegno, come l’Assegno di Inclusione.

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