I sacchetti bio si possono portare da casa - Roba da Donne

È senza dubbio la notizia che in molti attendevano da tempo. Il Consiglio di Stato finalmente si è espresso sui famigerati sacchetti bio, quelli che al supermercato vanno pagati, così come stabilito alcuni mesi fa. Una notizia che aveva fatto discutere e che, adesso, assume contorni più chiari grazie all’intervento del Consiglio di Stato secondo cui il consumatore può “utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti” per acquistare frutta e verdura nei supermercati. In altre parole: non sarà necessario comprare quelli commercializzati nel punto vendita.

Tutto a una condizione: il consumatore deve portare con sé sacchetti che siano “idonei a preservare l’integrità della merce” e che soprattutto siano “rispondenti alle caratteristiche di legge”. L’esercizio commerciale, dunque, non potrà “vietare tale facoltà”: ognuno sarà libero di portare con sé, da casa, i sacchi per la spesa. Come scrive l’agenzia di stampa Ansa.it, a stabilirlo è stato il Consiglio di Stato con un parere sulla questione dei sacchetti bio nei supemarket.

Il Consiglio di Stato, di fatto, mette a tacere tutte le polemiche scoppiate negli scorsi mesi e stabilisce quali sono i diritti dei consumatori e i doveri dei commercianti che non dovranno imporre i loro sacchi bio, purché i clienti rispettino la normativa vigente. Senza eccessi, quindi. Il parere, reso nell’adunanza del 21 marzo e pubblicato il 29 marzo, infatti, sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti.

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E, sulla scia di quanto detto, “laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall’esercizio commerciale per l’acquisto di frutta e verdura sfusa”, è consentito che “possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l’esercizio commerciale vietare tale facoltà”.

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