È notizia di ieri, riportata dai maggiori quotidiani, uno scontro avvenuto all’alba del 27 giugno davanti al McDonald’s di piazza XXIV Maggio a Milano tra un gruppo di ragazzi e ragazze e le forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa.

Lo scontro, che ha portato a un arresto, una denuncia e 12 sanzionati, è stato inizialmente raccontato come conseguenza di una rissa tra i ragazzi, che ha necessitato l’intervento delle forza dell’ordine, le quali sarebbero state accolte con lanci di bottiglie e atteggiamenti provocatori. L’intervento di un Nucleo Riserva del 3 Rgt Carabinieri Lombardia e di personale della Compagnia Carabinieri Milano Duomo avrebbe così disperso i presenti e provveduto ai riconoscimenti.

La pubblicazione di alcuni video girati dai ragazzi direttamente coinvolti racconterebbe però una versione diversa.

La versione dei ragazzi

A farsi maggiore portavoce della vicenda è la diciottenne influencer Huda (giovane tiktoker impegnata su più fronti, dai temi ambientalisti alle tematiche sociali, appassionata di moda e design) che era presente alla scena.

La ragazza ha postato sul suo profilo Instagram alcuni video dello scontro e anche il resoconto con la propria versione.

Il tutto sarebbe iniziato da uno dei ragazzi che scherzosamente avrebbe suonato il campanellino di un monopattino, attirando l’attenzione di una pattuglia che gli avrebbe intimato di smettere. Non capendo, il ragazzo avrebbe continuato, portando i carabinieri a chiedere rinforzi: 6 pattuglie e due camionette blindate.

“Da questi sono scesi i carabinieri in anti sommossa. Per far vedere che era tutto tranquillo e che non eravamo impegnati in una rissa, abbiamo acceso la musica. A quel punto però sono intervenuti e ci hanno spinti via.”

A questo punto lo scontro degenera, con i carabinieri che avrebbero picchiato molti dei presenti, compreso un ragazzo. In uno dei video pubblicati nelle stories di Huda, si vede la sorella del ragazzo intervenire per difenderlo ed essere presa violentemente a manganellate dai carabinieri.

Huda ha postato anche la foto della fronte della ragazza, visibilmente ferita, e ha raccontato che gli stessi ragazzi avrebbero chiamato un’ambulanza, mentre i carabinieri avrebbero negato di essere coinvolti in questo ferimento.

Fonte: instagram @riphuda

Arrivati al punto del riconoscimento, con l’esibizione dei documenti, i carabinieri avrebbero poi prelevato un ragazzo e portato in caserma, senza fornire alcuna spiegazione del perché. Huda ha anche raccontato che alcuni cellulari sarebbero stati requisiti dalle forze dell’ordine e che solo mettendosi fisicamente davanti alle auto i ragazzi sarebbero riusciti a farseli restituire.

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La versione delle forze dell’ordine

Come riporta anche Fanpage, i carabinieri hanno rilasciato solo una nota in cui affermano che alcuni giovani (di origine africana tra i 20 e 25 anni) avrebbero lanciato bottiglie di vetro per poi disperdersi “a seguito di una breve azione di contenimento”. I giovani sarebbero stati poi identificati e sanzionati per aver violato le misure anti Covid, un italiano di 19 anni sarebbe stato arrestato e un altro di 32 sarebbe stato portato in caserma per aver ostacolato le operazioni di identificazione.

Nella nota affermano anche che

“una 20enne originaria del Burkina Fasu ha riportato una leggera contusione alla testa ed è stata trasportata in codice verde presso l’Ospedale Fatebenefratelli per le cure del caso”

L’eccessiva violenza

Le due versioni quindi differiscono parecchio, inoltre Huda riporta alcune affermazioni fortemente razziste da parte dei carabinieri, che avrebbero appellato i ragazzi come “ne*ri” e avrebbero addirittura sbeffeggiato la ragazza ferita.

Frame tratte dall’aggressione della ragazza – instagram @riphuda

A prescindere da dove stia la verità, i video pubblicati mostrano però una violenza difficilmente giustificabile a fronte di un gruppo di giovani radunati “a bere alcolici e ascoltare musica”. In particolare, il video in cui viene presa a manganellate in testa la ragazza è alquanto inequivocabile.

Con la speranza che si possa fare luce al più presto su quando accaduto, pare difficile non consideralo un caso di eccessiva violenza da parte delle forze dell’ordine, il che risolleva ancora una volta, come sostenuto anche da Huda stessa, l’annosa questione dei codici identificativi per gli agenti.

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