La legge sull'aborto della Polonia ha fatto l'ennesima vittima

I medici si sono rifiutati di praticarle l'interruzione di gravidanza e Izabela Sajbor, 30 anni, è morta di sepsi. E ora il Paese si spacca: da una parte le donne che rivendicano i propri diritti, dall'altra un Governo ancora decisamente conservatore.

Izabela Sajbor aveva 30 anni, era madre di una bimba di nove e si era recata all’ospedale di Pszczyna, in Polonia, per chiedere un’interruzione di gravidanza. Era alla ventiduesima settimana, e il suo bambino aveva un’evidente malformazione che non gli avrebbe permesso, in ogni caso, di sopravvivere. I medici, però, si sono rifiutati di farla abortire, e Izabela è morta di sepsi, insieme al feto.

La ragazza è l’ultima vittima di una legge antiaborto, quella polacca, che è una delle più rigide al mondo e che, nel 2021, non è ancora stata abolita. La storia di Izabela, che si unisce a quella di numerose altre donne a cui è stato negato l’aborto, ha suscitato un’ondata di proteste in tutta la Polonia, dove migliaia di donne (e di uomini) sono scese in piazza per protestare contro questa norma. Una legge che impedisce l’interruzione di gravidanza anche in caso di gravi malformazioni del feto che possono mettere a rischio anche la vita della madre. L’aborto è consentito solo in caso di stupro o di incesto.

La sentenza della Corte Costituzionale crea in realtà un effetto di blocco negli ospedali causato dalla paura di essere ritenuti responsabili penalmente“, spiega Jolanta Budzowska, legale della famiglia di Izabela. Vista la rigidità della legge polacca, quindi, molti medici preferiscono non intervenire e aspettare la necrotizzazione del feto piuttosto che rischiare di essere accusati di aver aiutato una donna ad abortire. Così facendo, però, mettono in pericolo la vita di quest’ultima. Proprio per questo rifiuto di intervenire, due medici di Pszczyna sono stati sospesi per il caso di Izabela Sajbor, nonostante i vertici dell’ospedale abbiano dichiarato che “tutte le decisioni dei medici sono state fatte rispettando la legge polacca e lo standard di terapia“.

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Dopo l’ennesima vittima di questa durissima legge contro l’aborto, migliaia di donne polacche rivendicano il proprio diritto a poter decidere riguardo al proprio corpo. Già in 34mila si sono rivolte all’organizzazione Aborcja bez granic (che significa “aborto senza limiti“), chiedendo di procedere con un aborto farmacologico. Purtroppo, però, la strada per arrivare all’abolizione della legge è ancora lunga: nemmeno le proteste e le marce commemorative in memoria di Izabela, che si sono tenute a Varsavia e in molte altre città del Paese, hanno contribuito a modificare l’opinione decisamente conservatrice del Governo polacco.

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