In Afghanistan le persone danno ai figli affamati sonniferi per sedarli e aiutarli a dormire. Altri vendono le figlie e gli organi per sopravvivere. Queste sono le storie che arrivano direttamente da Herat, raccontate da Bbc in un report sconvolgente. Una “catastrofe” umanitaria, per descriverla con le parole dell’Onu: il Paese si appresta a trascorrere il secondo inverno sotto i talebani, mentre precipita nella carestia.

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Da quando i talebani hanno preso il potere in Afghanistan nell’estate del 2021 i fondi esteri sono stati congelati. “I nostri bambini piangono, non dormono. Non abbiamo cibo. Allora andiamo in farmacia e prendiamo delle compresse da dargli“, racconta ai microfoni britannici Abdul Wahab, residente in un villaggio di case di fango alle porte di Herat. Insieme a lui ci sono una dozzina di uomini che annuiscono.

Ghulam Hazrat è uno di questi. Tirando fuori dalle tasche della tunica un blister di alprazolam, l’uomo spiega di dare quei farmaci ai propri figli, anche a quello di un anno. Il costo di cinque compresse è di 10 afghani (10 cent di dollaro), equivalente di un pezzo di pane.

Nel report si vede anche un giovane uomo con una cicatrice che segnala l’asportazione di un rene venduto tre mesi prima. Ci ha guadagnato 270mila afghani (3.100 dollari), soldi serviti soprattutto a pagare i debiti fatti per sfamare la famiglia.

Poco più in là, in una capanna, c’è una madre giovane. Anche lei ha venduto un rene, sette mesi prima, per 240mila afghani. A lei però quei soldi non sono bastati: deve ancora pagare un vecchio debito per l’acquisto di pecore, successivamente morte in un’inondazione. Ora spiega che deve vendere la figlia di due anni per 100mila afghani.

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