Alessia Piperno: "Fahimeh Karimi condannata a morte, era la mia compagna di cella"

La travel blogger romana ha dedicato un post alla donna, allenatrice di pallavolo e madre di tre figli, che ha urlato a ripetizione i nomi dei suoi bambini mentre erano in carcere.

Alessia Piperno ha sempre utilizzato il suo profilo Instagram per raccontare ogni tappa del suo viaggio e spiegare così ai suoi follower cosa la colpisse di ogni territorio. Dal suo ritorno in Italia dopo essere uscita dal carcere, però, lei era rimasta in silenzio, forse perché toccata da quanto era accaduto e nel tentativo di provare a mettersi alle spalle quella brutta esperienza.

Ora la travel blogger è tornata a parlare tramite il social network, che ha deciso di utilizzare per dare sfogo alla sua indignazione in merito a una notizia che l’ha profondamente colpita. La magistratura iraniana, infatti, ha deciso di condannare a morte Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo e madre di tre figli, che ha avuto come unica “colpa” quella di avere preso parte alle proteste in atto nel Paese contro il regime.

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Questa decisione non ha certamente lasciato indifferente la nostra connazionale, tornata libera il 10 novembre 2022, che ha avuto modo di conoscere da vicino la donna. Secondo quanto si è appreso, a lei è stato contestato di essere una delle leader e di aver sferrato calci a un paramilitare Basiji. “Siamo state compagne di cella per 34 giorni – ha scritto Alessia Piperno su Instagram –. Un giorno è uscita per andare in infermeria e non è più tornata. ra di noi non ci sono state grandi conversazioni, dal momento che io non parlavo farsi e lei non parlava inglese. Ma eravamo unite dallo stesso dolore e dalle stesse paure. Ho cercato il suo nome ogni giorno da quando sono tornata, per controllare se avessero liberato anche lei. Invece mi sono trovata davanti a un articolo con il suo volto con scritto ‘condannata a morte’. Cosa serve per fermare tutto questo?”.

La 30enne ha approfittato del post anche per raccontare le sensazioni che le due hanno provato in cella e come non sia semplice dimenticare quello che ha vissuto: “Sei bianca come quel muro, sarà che a forza di guardarlo, ha mangiato i tuoi respiri. Siamo nascoste in un punto cieco qui, le tue urla sono come il silenzio, fai a pugni con la porta e calpesti le tue stesse lacrime. Ti canto Bella ciao, e tu ti metti a piangere, altre volte mi batti le mani. Vorrei dirti di più, ma che ti dico? Ho paura, anche io”.

Il suo messaggio si conclude con lei che non può che chiedersi cosa si possa fare per fermare quanto sta accadendo in Iran e il pensiero costante che Fahimeh aveva per i suoi figli: Fatimah, Athena, Mohammed. “Domani è un giorno nuovo, magari saremo libere, anche se si, hai ragione, te l’ho detto anche ieri. Arriva la pasticca che ci canterà la ninna nonna, ti prendo la mano, è quel poco che posso fare, metti la testa sotto la coperta, almeno lì le luci sono spente, guarda il cielo, le vedi anche tu le stelle? Buona notte Fahimeh. Cosa serve per fermare tutto questo? Cosa cazzo serve?” – ha concluso.

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