Con Britney vs Spears anche Netflix prova a raccontare la principessa del pop

La piattaforma streaming ha annunciato, con un teaser sui social, la produzione di un documentario che racconta le vicende giudiziarie che hanno portato la cantante alla libertà dalla tutela del padre.

Sembra che Britney Spears sia ad un passo dal debutto su Netflix. Sulle pagine social ufficiali della piattaforma è infatti comparso il teaser di Britney vs Spears, un documentario che racconta le vicende giudiziarie che hanno visto protagonista la pop star e  suo padre, che l’ha tenuta per ben tredici anni sotto tutela contro la sua volontà. Il breve video rilasciato da Netflix contiene una registrazione: pochi secondi, quelli che bastano a Brit per chiedere una consulenza al suo avvocato per porre fine al “regime” del padre.

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L’annuncio del documentario, diretto da Erin Lee Carr, arriva in un momento particolare della vita della cantante. Se la voce che sentiamo nel teaser è quella della Britney del 2009, la libertà da Jamie Spears è arrivata soltanto nel settembre del 2021: “i recenti eventi relativi a questa tutela hanno messo in dubbio se le circostanze siano cambiate a tal punto che potrebbero non esistere più i motivi per l’istituzione di una tutela”, ha detto il padre. E il documentario racconterà proprio di questi tredici anni di conservatorship, che hanno privato la pop star del diritto di decidere della propria vita. Jamie aveva il controllo non solo del suo patrimonio, ma anche del suo lavoro e della sua salute mentale (per anni ha assunto farmaci contro la sua volontà).

Britney Spears ce l'ha fatta: il padre è pronto a rinunciare alla tutela legale

Britney vs Spears arriva dopo Framing Britney Spears, un altro documentario, questa volta prodotto dalla The New York Times Company, uscito nel 2021. Quest’ultimo racconta la vita e la carriera della cantante, e mette in primo piano il movimento #FreeBritney, tramite il quale i suoi fan chiedevano a gran voce la fine della tutela. I due film non hanno però niente a che fare l’uno con l’altro: all’epoca dell’uscita del secondo, infatti, quello di Netflix era già in fase di produzione.

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