"Non ci rappresenta", le reazioni all'elezione di Brooke Bruk-Jackson come Miss Zimbabwe

Molti commenti hanno fatto chiaramente capire di non aver apprezzato la vittoria della modella bianca Brooke Bruk-Jackson, che adesso rappresenterà lo Zimbabwe a Miss Universo, il prossimo 18 novembre.

Alta, esile, occhi castani e capelli biondi: questo è l’identikit di Brooke Bruk-Jackson, modella ventunenne, appena eletta “la più bella” del suo Paese, lo Zimbabwe.

Peccato che l’elezione della nuova miss abbia scatenato reazioni non propriamente entusiaste e più di una polemica, che qui in Italia ci hanno riportato immediatamente indietro di 27 anni, ovvero quando la dominicana naturalizzata italiana Denny Mendez vinse il titolo di Miss Italia.

Bruk-Jackson, che oltre alla modella fa l’estetista ed è nata ad Harare, capitale del Paese, rappresenterà la sua nazione a Miss Universo, il prossimo 18 novembre, a El Salvador, in un’edizione che segnerà il ritorno del Paese africano nella kermesse dopo oltre 20 anni di assenza. Per 22 anni, infatti, lo Zimbabwe non ha tenuto il suo concorso di bellezza nazionale, e il suo ritorno, nel 2023, sarà senza dubbio ricordato per l’acceso dibattito che la vittoria di una ragazza bianca ha suscitato.

Oggetto delle critiche, infatti, è proprio il colore della pelle di Brooke Bruk-Jackson: molti zimbabwesi non la considerano, per questa ragione, una degna rappresentante di una popolazione che è al 98% nera, e hanno espresso il proprio disappunto sui social.

Non voglio essere razzista ma non rappresenta lo Zimbabwe

Scrive questa utente su X, accodandosi a tantissimi altri commenti che, in maniera non sempre propriamente gentile, hanno rimarcato la “diversità” di Bruk-Jackson rispetto alla maggioranza degli zimbabwesi.

Fonte: X

“Con una popolazione al 98% nera, questo mi lascia perplessa” scrive quest’altra utente. E ancora: “Il prossimo anno voglio partecipare a Miss Zimbabwe, se non mi prendono faccio casino”, “Edizione estremamente deludente e tragica”. E c’è anche ci propone una riflessione diversa e più profonda.

Questa storia di Miss Universo Zimbabwe dimostra quanto molti neri dello Zimbabwe abbiano interiorizzato il razzismo. Lo si vede in molti aspetti della vita, il modo in cui la gente adora il riconoscimento dei bianchi e l’associazione con i bianchi è così triste e imbarazzante.

Insomma, a molte persone non è andata proprio giù che ad avere la meglio fra tutte le contendenti – le altre due finaliste erano Amanda Mpofu e Nokutenda Marumbwa, entrambe donne nere – sia stata una ragazza bianca, in un Paese in cui, come riporta Country Reports, la popolazione della nazione è composta per il 98% da africani di etnia Shona e Ndebele, il resto è di etnia mista o asiatica, e meno dell’1% delle persone è bianco.

Di fatto, però, Brooke Bruk-Jackson è zimbabwese a tutti gli effetti, nata e cresciuta ad Harare, e nel discorso di incoronazione ha promesso di “mostrare al mondo l’unicità dello Zimbabwe e degli zimbabwesi”, incarnando lo spirito di ubuntu, una filosofia africana che si concentra sulle fedeltà e le relazioni tra le persone.

Come detto, il paragone con la vittoria di Denny Mendez del 1996 a Miss Italia viene spontaneo; altri tempi, certo. Erano anni in cui il concetto di multiculturalità affiorava appena, e i ragazzi neri nati sul territorio italiano erano, in proporzione, davvero pochissimi. In questo tipo di contesto, il concetto di “italiani neri” poteva probabilmente “suonare strano” a qualcuno. Se a questo aggiungiamo che Denny Mendez fosse nata e cresciuta fino ai suoi 10 anni a Santo Domingo, trasferendosi solo in un secondo momento in Italia, è facile comprendere come e perché i suoi detrattori abbiano trovato appigli per polemizzare sulla sua vittoria.

Brooke Bruk-Jackson, invece, è una ragazza del 2023 che appartiene a quella minoranza che, seppur esigua, racconta una parte di Zimbabwe, della sua cultura e della sua storia, ma questo non è stato sufficiente per metterla al riparo da opposizioni e giudizi, che trovano appoggio nella legittima critica a quel canone di bellezza bianco e razzista che influenza anche le persone nere. Una questione non semplice da gestire quindi.

Ma forse, ancora prima di chiederci se ragazze bianche o nere possano o meno rappresentare la bellezza dei vari Paesi, dovremmo domandarci il senso sia di premiare una caratteristica (per lo più genetica) come la bellezza (valore che dovrebbe essere soggettivo), sia di farlo “per Stati” in un mondo globalizzato che vede e vedrà popolazioni sempre più multietniche.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!