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"Ci siamo comportati da maschietti": la frase choc dei carabinieri di Firenze

Il carabiniere si è sempre difeso sostenendo che sarebbero state le due studentesse americane a prendere l'iniziativa e che non si erano affatto accorti che erano ubriache.
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Sono agghiaccianti le parole usate da Marco Camuffo, uno dei carabinieri accusato dello stupro di Firenze ai danni di due ragazze americane. Interrogato dai pm Ornella Galeotti e Rodrigo Merlo, così come riportato dal Corriere.it, Camuffo ha ricostruito cosa è accaduto la notte del 7 settembre quando, dopo l’intervento dei militari in una discoteca per una presunta rissa, i due carabinieri avrebbero accompagnato le due ragazze americane a casa. Secondo l’accusa, per stuprarle avrebbe abusato della loro condizione di ubriachezza utilizzando, senza alcun permesso, l’auto di servizio.

“Soltanto quando mi ritrovai nell’androne capii che si era realizzare un’occasione di sesso e così ci siamo comportati da maschietti ha dichiarato il carabiniere Camuffo ai pm. Lui, tra l’altro, si è sempre difeso sostenendo che sarebbero state le due studentesse a prendere l’iniziativa e che non si erano affatto accorti che erano ubriache. Queste le parole del carabiniere:

Scendevano le scale tranquillamente, mentre quando uno è ubriaco si vede […] Per me era una galanteria riaccompagnarle a casa nel mezzo della notte anche se non avremmo potuto accompagnare nessuno sull’auto di servizio. Avrei dovuto avvisare il comandante, ma non l’ho fatto. Ma si è sempre fatto così, perché magari per motivi di sicurezza le aggrediscono nel portone. Così ci siamo consultati, perché eravamo titubanti.

L’altro carabiniere, Pietro Costa, prima di fornire la sua versione dei fatti, ha dichiarato:

Ho dedicato la mia vita al lavoro, da sempre ho amato la divisa: a 18 anni mi sono arruolato, è il mio percorso. Ho fatto tanti sacrifici per poi arrivare qua e adesso mi sento imputato di un reato che ho sempre schifato: le violenze sulle donne. Ho fatto degli errori, ho violato tutti i doveri, ma non sono un mostro

E poi:

È stata lei a invitarmi a salire. Pensavo, nella mia testa, magari salgo poi scendo ci diamo un bacio e finisce là. Sapendo già di sbagliare. Sapevo che ero in servizio e questa cosa non doveva assolutamente accadere.

Questa la cronaca di come si sono svolti gli interrogatori dei due pubblici ufficiali; ma, al di là del lato giudiziario che proseguirà, certo le parole usate dai carabinieri impongono una necessaria riflessione. Perché quel “ci siamo comportati da maschietti” salta in maniera talmente prepotente agli occhi da sembrare quasi inverosimile, da far pensare che sia impossibile che un uomo, e in questo caso non si può non sottolineare “un esponente delle forze dell’ordine”, abbia davvero pronunciato una frase del genere. Che è esattamente la raccolta di tutto ciò che ogni giorno faticosamente si combatte, il frutto di una mentalità che con difficoltà estreme si sta provando a cambiare, contro cui lui stesso, per professione, lotta quotidianamente. Tanto che il collega non esita a dire che la violenza sulle donne è “un reato che ha sempre schifato”.

Ma cosa c’è di diverso, da quello che lui dice di “schifare”, in questo caso, se di fronte a una “ghiotta opportunità per fare sesso” si dimenticano la divisa, il dovere, si dimentica persino il codice deontologico – che non consente di dare passaggi a cittadini comuni nell’auto di servizio, neppure se si tratta di due belle ragazze – ? Passaggio, peraltro, che oltre a non essere ammesso non è stato neppure dichiarato dai due, come se ci fosse una sorta di “premeditazione” nella scelta di accompagnare le due studentesse a casa. Davvero dobbiamo immaginarci due carabinieri che si dicono con complicità “Dai, una sveltina con queste due senza dire niente a nessuno e torniamo al lavoro”? Come fosse una specie di goliardata, uno scherzetto da ragazzi di cui poi ridere e vantarsi a cose avvenute… Una cosa da “maschietti”, appunto.

Se la vicenda, fin da quando è stata resa nota, ha lasciato ben più di una perplessità – per usare un eufemismo – certo né le domande imbarazzanti degli avvocati difensori dei due, né le confessioni dei carabinieri che “sapevano di sbagliare” ma hanno “agito da maschietti”, hanno contribuito a migliorare un quadro che, finora, si sta facendo sempre più sconcertante.

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