COP31: perché le promesse sul clima non bastano più

In programma dal 9 al 20 novembre, sarà un modo per sottolineare il crocevia cruciale in cui ci troviamo: quello delle promesse sulla carta, che non bastano più. Soprattutto alla luce delle ultime evidenze scientifiche diffuse dall'UNEP

Dal 9 al 20 novembre 2026 si terrà COP31, la conferenza annuale organizzata dalle Nazioni Unite dedicata al clima. Il vertice si svolgerà ad Antalya, in Turchia, e sottolineerà il crocevia cruciale in cui ci troviamo: quello in cui le promesse non bastano più, nemmeno se riportate su carta. L’UNEP – United Nations Environment Programme, infatti, considera inevitabile superare i 1,5 °C, la soglia del riscaldamento globale stabilita dall’Accordo di Parigi nel 2015. Vediamo perché le promesse non bastano più, e cosa possiamo aspettarci dalla COP31.

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COP31: dove e quando si svolge e chi la guida

L’assetto che darà luogo alla COP31 sarà piuttosto inedito. Da un lato, vi sarà la Turchia, che ospiterà la conferenza presieduta dal Ministro dell’ambiente e dell’urbanistica Murat Kurum, e guiderà l’Action Agenda. Al contempo, l’Australia condurrà il negoziato formale, sotto la supervisione di Chris Bowen, Presidente della Camera dei Rappresentanti australiana.

Il motivo di tale assetto è la conseguenza di un lungo braccio di ferro tra i due Paesi, entrambi candidatisi ad accogliere la conferenza. L’intesa, avviata alla COP30 di Belém dello scorso anno, ha visto, dunque, un accordo senza precedenti tra le parti, e ha previsto anche lo svolgimento della Pre-COP in alcuni Paesi insulari del Pacifico, Fiji e Tuvalu (nonché l’Australia stessa) a inizio ottobre.

Nello specifico, come precisa Anna Pellicci su Italian Climate Network:

L’Action Agenda riunisce impegni volontari, coalizioni e iniziative di governi, imprese, istituzioni finanziarie e società civile. Può accelerare la cooperazione e mobilitare risorse, ma non crea automaticamente obblighi per gli Stati, mentre il negoziato formale, quello vero, è invece il processo attraverso cui le parti adottano decisioni nell’ambito della Convenzione e dell’Accordo di Parigi. È qui che vengono definiti mandati comuni, regole, procedure di verifica e responsabilità multilaterali.

La COP31 ospiterà, dunque, 197 Paesi riuniti al fine di fronteggiare e discutere di tematiche sempre più urgenti a livello mondiale: i danni climatici ingenti, le pressioni incalzanti volte ad abbandonare i combustibili fossili e le temperature globali da record.

COP31 e promesse sul clima: cosa dicono i numeri

I numeri raccontano sempre una storia. Che cosa ci dicono quelli del riscaldamento climatico? Il 21 ottobre scorso, l’UNEP ha pubblicato, a tal proposito, il rapporto annuale che misura la discrepanza tra quello che i governi promettono e ciò che, in realtà, servirebbe. Emblematicamente, il titolo dell’Emissions Gap Report 2026 è The Point of Return, ossia “il punto di ritorno”.

Ecco quali sono i dati principali in esso raccolti:

  • la soglia di 1,5 °C quasi certamente verrà valicata: la possibilità di restare entro i suoi margini senza sforare, o di sforarla in modo minimo, è ormai svanita;
  • tuttavia, si può ancora tornare indietro, come recita il report. Lo scenario di superamento minimo, infatti, prevede un picco di 1,7-1,8 °C (con il 66% di probabilità), con un rientro a 1,5 °C entro l’anno 2100 (con il 50% di probabilità);
  • affinché questo orizzonte sia veritiero, però, sono necessari tagli drastici. Rispetto al 2025, le emissioni dovrebbero scendere del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040;
  • purtroppo, i piani nazionali sono ben lontani dall’obiettivo: i piani climatici dei singoli Paesi ridurrebbero le emissioni solo del 5-8% al 2030 e dell’11-15% al 2035. Il divario, quindi, è di 5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente nel 2030 e di 16 miliardi nel 2035;
  • al momento attuale, le emissioni si attestano ancora su livelli elevati. Nel 2025 si sono attestate a 58,4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, mentre le emissioni da combustibili fossili hanno continuato a crescere;
  • quale sarà, quindi, il termometro del futuro? Con le politiche in vigore, il riscaldamento stimato è di circa +2,8 °C. Con la piena attuazione dei piani nazionali, scenderebbe a 2,6 °C, arrivando, nello scenario più ottimistico, a 2,1 °C.

Rispetto agli anni precedenti, le proiezioni sono peggiorate, a causa del ritiro formale degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e della revisione delle stime storiche sulle emissioni. Tuttavia, come ha commentato António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite:

Superare i limiti non significa arrendersi. Possiamo ancora mantenerlo il più piccolo e il più breve possibile, e riportare le temperature al di sotto di 1,5 gradi entro la fine del secolo.

Cosa si discute alla COP31

La parola chiave di Antalya sarà attuazione, ossia: trasformare gli impegni presi in risultati tangibili e misurabili.

In questo senso, tra le iniziative precipue della COP31 spicca senza dubbio il 35-by-35 Global Electrification Pledge: un impegno volontario per portare la quota di elettricità nei consumi finali di energia al 35% entro il 2035, rispetto al 23% odierno, presentato a settembre presso la sede newyorkese delle Nazioni Unite.

Come specifica sempre l’Italian Climate Network: 

L’elettrificazione può ridurre le emissioni nei trasporti, negli edifici e nell’industria, ma la percentuale da sola non basta a misurarne il beneficio climatico. Contano la velocità con cui l’elettricità viene decarbonizzata, la sostituzione effettiva dei combustibili fossili, lo sviluppo di reti e accumuli e l’accessibilità economica dell’energia. Il testo presenta l’obiettivo come complementare all’espansione delle rinnovabili e all’efficienza energetica, ma non pone condizioni sull’origine dell’elettricità: riconosce che il ricorso a fonti pulite varierà secondo le circostanze nazionali e lascia a ciascun Paese piena autorità sulle proprie strategie.

Perché alla COP31 l’attuazione da sola non basta

Sempre i numeri ci dicono che la “COP31 dell’attuazione” presenta dei limiti concreti. Anche un’attuazione perfetta, infatti, non renderebbe la traiettoria compatibile con la soglia di 1,5 °C. Consapevolezza che riportano le stesse Presidenze della COP31, le quali riconoscono che il riscaldamento globale supererà il limite nei prossimi anni: pur nell’orizzonte più positivo, come accennato, il picco raggiunto si aggirerebbe intorno ai 1,8 °C.

A peggiorare la situazione vi è, inoltre, l’uso complessivo di gas, carbone e petrolio, che continua ad acuirsi, così come gli sforzi per arrestare la deforestazione entro il 2030 appaiono in grave ritardo. Per migliorare lo scenario futuro, il tasso di riduzione dovrebbe accelerare di oltre 10 volte.

Il quadro complessivo, tuttavia, non è solo negativo. Come riporta Pellicci, vi sono:

Progressi positivi: l’espansione di solare ed eolico a livello globale ha superato le previsioni; la capacità rinnovabile è cresciuta a un ritmo tre volte superiore rispetto alle stime del 2015. Proseguendo con questa tendenza, l’obiettivo di triplicare le rinnovabili entro il 2030 sarebbe raggiungibile. Un traguardo agevolato dal fatto che ormai i progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono molto più competitivi, in termini di costo livellato dell’energia, rispetto a quelli di produzione da fonti fossili, come certificato già dallo scorso anno dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA).

Molto dipenderà dalla cosiddetta “cover decision”, la decisione di copertura da parte della Presidenza, adottata per consenso. Come sottolinea Pellicci:

Il testo, secondo Bowen, potrebbe richiamare il recente rapporto dell’UNEP che considera inevitabile il superamento di 1,5 °C, pur indicando la possibilità di tornare in seguito sotto quella soglia, e sottolineare l’urgenza di un’azione climatica, di un sostegno e di una cooperazione più ampi e più rapidi. A differenza delle altre decisioni, la cover decision non viene negoziata parola per parola: è redatta dalla Presidenza, ma deve essere adottata per consenso. Per questo è il testo che meglio indica la direzione politica di una COP. Il suo contenuto dirà se la consapevolezza dell’overshoot si tradurrà in un mandato per una maggiore ambizione, e se vi troverà spazio la transizione in uscita dai combustibili fossili, finora assente dalle comunicazioni delle Presidenze di COP29 e COP30.

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