Nell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una delle città più colpite dal coronavirus, è stato effettuato uno studio che ora è al vaglio di The Lancet ed è stato pubblicato su MedRxiv.

Dallo studio è emerso che la maggior parte dei pazienti sono deceduti per l’insorgenza di trombosi dopo la fase acuta della polmonite. L’ospedale Papa Giovanni XXIII è stato uno tra i primi ospedali a riconvertire i propri reparti per ospitare i pazienti positivi al Covid-19 e a creare nuovi posti in terapia intensiva. I medici hanno deciso di procedere con le autopsie per capire a fondo cosa ha causato la morte di così tante persone, nonostante il dissenso delle circolari ministeriali.

Il direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia Patologica dell’ospedale bergamasco Andrea Gianatti, al Corriere della Sera ha spiegato:

“Ci dicevano, sostanzialmente, di non fare autopsie sui pazienti deceduti a causa del Covid-19. Non si dovrebbero fare esami autoptici se si conosce già la causa del decesso, era il ragionamento alla base di quell’indicazione. Ma è stato chiaro abbastanza presto che questa malattia si stava manifestando in forme diverse, multiple, bisognava capire”.

Coronavirus, al via i test sierologici in molte regioni: a cosa servono?

Il dottor Gianatti insieme al collega Aurelio Sanzoni, dal 19 marzo, hanno effettuato gli esami post mortem su 75 pazienti ed i risultati hanno evidenziato che la causa non era dovuta alla grave infezione polmonare ma a causa di trombosi, “un evento che spesso si è manifestato dopo la fase più acuta della polmonite, cioè dopo i sintomi più tipici provocati dal coronavirus“.

Da questa scoperta emerge che il virus attacca alcuni recettori che si trovano lungo i vasi sanguigni e crea una serie di effetti seri che possono essere anche letali.

Inoltre è stato scoperto che il calo della mortalità è associato al trattamento antitrombotico con l’eparina, il farmaco anticoagulante che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere e per il quale l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha poi autorizzato la sperimentazione clinica.

Al momento, ha aggiunto il dottor Gianatti, non ci sono ancora certezze ed i risultati sono ancora in fase di valutazione della sezione Infectious Diseases di The Lancet, l’autorevole rivista di Elsevier.

Il trattamento con il farmaco anticoagulante eparina è partito anche all’ospedale milanese Luigi Sacco, il secondo ospedale dove sono state eseguite le autopsie.

Articolo originale pubblicato il 8 Maggio 2020

La discussione continua nel gruppo privato!