Il Ddl Zan torna in Senato, Cirinnà: "Bisogna approvare questa legge di civiltà"

Dopo la maggioranza raggiunta con la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, il Disegno di Legge sarà discusso in Aula il 27 ottobre. "Ora andiamo fino in fondo", il commento del deputato democratico Alessandro Zan.

Il Ddl Zan torna in Senato. Il disegno di legge andrà in Aula il  27 ottobre, dopo la maggioranza raggiunta con la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. “Abbiamo chiesto la calendarizzazione della prosecuzione e conclusione della discussione generale sul Ddl Zan“, ha annunciato il presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi, precisando che “a seguire ci saranno i due voti sul non passaggio agli articoli chiesti da Lega e Fratelli d’Italia“, che avverrà con tanto di voto segreto.

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Sull’onda del risultato dei ballottaggi dobbiamo approvare al più presto questa legge di civiltà. Il PD c’è”, ha scritto su Twitter la senatrice Monica Cirinnà. A lei si è aggiunto subito Alessandro Zan, che sempre con un tweet ha precisato: “Ora andiamo fino in fondo, fino all’approvazione”.

Anche il segretario generale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, ha commentato la notizia.

Finalmente la conferenza dei capigruppo del Senato ha calendarizzato la ripresa della discussione della legge contro l’omotransfobia per il 27 ottobre: dopo tanta attesa ci aspettiamo un’accelerazione che porti a una rapida approvazione del testo. Questa discussione è stata finora una surreale corsa a ostacoli: ogni giorno i detrattori del testo hanno messo in campo un trucchetto per aspettare, insabbiare, rimandare, bloccare. L’appello è che le forze politiche che hanno approvato la proposta di legge alla Camera si muovano compattamente per arrivare in tempi brevi alla definitiva approvazione”.

Il ddl Zan modifica la cosiddetta Legge Mancino, che riguarda le “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”,  aggiungendo tra i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione, anche gli atti discriminatori e di violenza “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

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