Un silenzio assordante in aula, rotto solo dalle parole della ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti.

Alla Camera dei Deputati ieri si discuteva la mozione contro la violenza sulle donne, ma a Montecitorio erano presenti solo in otto. Davvero troppo pochi, per un tema che da anni è una piaga sociale endemica e senza fine che anche quest’anno sta lasciando una lunga scia di sangue dietro di sé. Poco importa che ieri fosse il giorno della discussione generale, che la votazione ci sarà solo più avanti, la scarna presenza per parlare di un argomento così importante è tristemente significativa.

Lo ha denunciato anche il parlamentare del Partito Democratico Filippo Sensi, attraverso un tweet.

Le donne devono essere libere di poter denunciare e sapere che c’è uno Stato che accoglie le loro richieste d’aiuto e le protegge – ha detto invece la ministra Bonetti nel suo intervento – Quest’anno festeggiamo i dieci anni della convenzione di Istanbul, di cui l’iItalia fu tra le prime firmatarie. Oggi ci poniamo ancora di più nel solco di questa convenzione.

Il dipartimento per le Pari opportunità sta portando avanti un approfondimento sugli effetti della pandemia. Oggi serve una regia condivisa anche a livello territoriale, considerando anche i dati emersi durante la pandemia dove registriamo un aumento di donne uccise dal loro partner o dall’ex. Inoltre è stato riscontrato anche un aumento delle richieste al 1522.

In aula è stato illustrato il cosiddetto Reddito di libertà, erogato dall’Inps, che garantirebbe un finanziamento fino a 400 euro mensili, per un massimo di dodici mensilità, per vittime di violenza che presentino una situazione economica disagiata.

Le vittime di violenza avranno un patrocinio statale a prescindere dal reddito

Quello che preoccupa, tuttavia, è la scarsa partecipazione della politica al dibattito; poco importa che fosse lunedì e molti deputati fossero occupati con gli impegni nei territori di competenza, il silenzio di ieri ha pesato come un macigno.

 

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