Le vittime di violenza avranno un patrocinio statale a prescindere dal reddito

La Corte Costituzionale ha approvato il patrocinio gratuito anche per le vittime di violenza con un reddito superiore a 10mila euro, svincolandolo così dai limiti di reddito precedentemente previsti dalla legge.

Tutte le vittime di violenza potranno contare sul diritto al patrocinio gratuito indipendentemente dal loro livello di reddito, diversamente da quanto previsto in precedenza.

Lo ha deciso la Corte Costituzionale con una sentenza – di cui è relatore il presidente Giancarlo Coraggio – dichiarata legittima dalla Consulta, che prevede il patrocinio a spese dello Stato per tutte le persone offese da reati di violenza, dai maltrattamenti in famiglia, allo stalking, alla violenza sessuale, a prescindere da situazioni di “non abbienza” e da limiti di reddito, che ammontavano precedentemente a 10.628,16 euro.

Una decisione storica che aiuterà le donne a denunciare maltrattamenti e abusi, come dichiarato apertamente nel corpo della sentenza:

La scelta effettuata con la disposizione in esame rientra nella piena discrezionalità del legislatore e non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, considerata la vulnerabilità delle vittime dei reati indicati dalla norma medesima oltre che le esigenze di garantire al massimo il venire alla luce di tali reati. Nel nostro ordinamento giuridico, specialmente negli ultimi anni, è stato dato grande spazio a provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta più efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale, considerati di crescente allarme sociale, anche alla luce della maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori. Di qui la volontà di approntare un sistema più efficace per sostenere le vittime, agevolandone il coinvolgimento nell’emersione e nell’accertamento delle condotte penalmente rilevanti.

La sentenza fa esplicito riferimento alla lunga lista di reati e forme di violenze incluse, tra cui maltrattamenti in famiglia, stalking e altri atti persecutori, violenze sessuali, stupri di gruppo, abusi sessuali su minori, prostituzione minorile, pedopornografia, turismo sessuale, mutilazioni degli organi genitali femminili, riduzione a schiavitù, sesso davanti a minori e l’adescamento di minorenni.

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Nella sentenza del 3 dicembre, pubblicata l’11 gennaio 2021, la Consulta spiega inoltre che:

è evidente che la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità. Valutazione che appare del tutto ragionevole e frutto di un non arbitrario esercizio della propria discrezionalità da parte del legislatore”.

Insieme possiamo salvare la vita di una donna. Anche la tua!

Anche la Commissione parlamentare sul femminicidio, nella persona della sua presidentessa, la senatrice Valeria Valente, ha espresso il suo plauso nei confronti della sentenza:

Si tratta di un sostegno concreto, non solo materiale ma anche psicologico, per chi denuncia.

Una conquista che si allinea con i propositi del nostro progetto, Quanto vale la vita di una donna, che ha raccolto le storie di donne vittime o di partenti di vittime di femminicidio, in modo da fare chiarezza sul “dopo”, su quello che succede nelle aule di giustizia e del destino riservato ai figli e parenti delle donne uccise.

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