La movida milanese torna a ripopolare i Navigli: hanno fatto molto discutere le immagini della folla che, nella giornata di ieri, si è riversata in Darsena come se nulla fosse, quasi tutti senza mascherina e senza rispettare il ‘distanziamento sociale’. Un vero e proprio happy hour, come ai vecchi tempi.

I video sono stati pubblicati sui social dove si è scatenata un’ondata di polemiche, considerando anche il fatto che la Lombardia, da sola, registra tuttora la metà dei nuovi contagi in Italia.

In collegamento con Agorà, su Rai 3, il direttore Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, ha lanciato l’allarme:

“Senza la cultura della responsabilità finiremo per passare dei guai molto grossi.”
“Ormai parliamo di un evento annunciato: dopo tutto questo periodo di contenimento, ora si apre uno spiraglio e subito diventa una breccia. Dobbiamo sperare che la diga non cada! Ma è solo una speranza.”

Galli ha poi spiegato che nei prossimi giorni si aspetta una crescita di casi osservati, per esempio a Milano, in quanto arriveranno i tamponi anche per le persone che non sono riuscite a farlo nelle scorse settimane: “Rappresenterà di fatto la coda della prima ondata dell’epidemia“.

L’infettivologo ha quindi invitato tutti a rispettare il distanziamento sociale e a utilizzare mascherine. Precauzioni che, comunque, potrebbero non bastare da sole:

Stiamo facendo una grande sperimentazione: dal punta di vista scientifico questa è la prima volta nella storia che applichiamo queste misure. Bisogna vedere se riusciamo a contenere la coda di un’epidemia come questa“.

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In un’intervista rilasciata a la Repubblica, Galli – commentando le immagini dei Navigli – ha parlato di Milano come una bomba pronta a esplodere:

“Milano è un po’ una bomba perché in tanti sono stati chiusi in casa con la malattia e che ora tornano in circolazione”.
“Purtroppo alcuni hanno interpretato l’ingresso nella fase 2 come un liberi tutti. Questo rappresenta un grosso pericolo, perché per limitare al massimo i danni dovrebbe prevalere la cultura della responsabilità”.

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