La settantunesima edizione del Festival di Sanremo, in piena pandemia e senza pubblico in sala, sarà ricordata anche per la presenza fissa di Achille Lauro, ospite d’eccezione, presente in ognuna delle cinque lunghissime serate del Festival, presentate dalla coppia Amadeus-Fiorello.

Su quel palco, due anni prima, avevamo assistito alla sua vera nascita artistica del cantante, con il brano Roll Royce, ma è stata la sua partecipazione all’edizione successiva, nel 2020 (quella della lite di Bugo e Morgan, per intenderci), a decretarne la consacrazione come artista a tutto tondo. Lì, infatti, più che presentare un brano, Me ne frego, ci è andato per lanciare un messaggio e diffondere nuovi linguaggi iconici e di rottura con il passato, che attingono ai codici genderless, alla libertà e alla fluidità sessuale, che tempi maturi stavano ormai aspettando. Il tutto con una personalità e un’immagine sapientemente costruita, frutto del genio creativo di celebri esperti del settore.

La tradizione iniziata in quell’edizione sanremese, in cui Lauro si esibisce in quattro quadri artistici, ognuno dei quali ispirati a figure storiche con relativa interpretazione dal forte impatto scenografico, continua anche nell’edizione 2021, dove abbandona lo status di cantante in gara per elevarsi a quello di ospite fisso.

La prima delle cinque serate lo vede esibirsi nel brano Solo noi, vestito con una tutina azzurra, piume rosate e dei lunghi capelli blu: una commistione di linguaggi che attingono alle sfumature glam-rock dei grandi artisti del passato, alle atmosfere del mondo artistico di David Bowie e alla simbologia sacra con lacrime di sangue che ne rigano il volto anche in allusione al mondo dello spettacolo vessato e sofferente per la situazione attuale.

Sanremo, da Achille Lauro a Madame: la rivoluzione si fa nei luoghi della tradizione

Nella serata successiva Lauro si ripete in quanto a spettacolarità. Questa volta l’omaggio è tutto per Mina. Lauro canta la sua Bam Bam Twist, in un completo maschile con gilet e doppiopetto e una parrucca con una lunghissima treccia color rame, tributo alla più celebre cantante del nostro Paese. Sul volto, un pesante ombretto intorno agli occhi e due nei sulla guancia, ispirati a Mina, che il cantante dal suo profilo Instagram definisce “donna dal vero animo rock’n’roll”. Insieme a lui, sul palco, Francesca Barra e Claudio Santamaria ballano – proprio come fanno nel videoclip del brano – ispirati dai personaggi di Uma Thurman e John Travolta nel film cult tarantiniano Pulp Fiction.

Se il primo quadro era ispirato al glam-rock, la seconda interpretazione che l’artista rivoluzionario ed eccentrico regala al Festival è un omaggio al mondo del Rock ‘N Roll. Sul finale recita un piccolo stralcio del messaggio che possiamo trovare per intero dalla sua pagina Instagram:

Sono il rock ‘n ‘roll. Trasgressione che entra nelle case di mezza America. Esplicito invito a lasciarsi andare. Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza. Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito. È tempo di gioco. Demonio, divinità, Jukebox tappezzati di chiodi. Unione rituale con gli altri In un solo corpo danzante. Carne che chiede carne. Uragano nei desideri sessuali. Scossa nel perbenismo familiare. Promessa di piacere. Il sacro vincolo del godimento. Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode.

Ripercorriamo qui di seguito la carriera di Achille Lauro, soffermandoci in particolare sulle sue esibizioni più iconiche che hanno lasciato il segno.

"Dio benedica chi gode": Achille Lauro, il simbolo di libertà di Sanremo
Fonte: Instagram @achilleidol
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