Ghemon e gli altri sulla salute mentale: "L'industria della musica fa più danni di quelli che il pubblico vede"

Dopo le parole di Sangiovanni, che dopo Sanremo ha scelto di prendersi un periodo di pausa, anche altri artisti si sono esposti su come l’industria della musica abbia impatto sulla salute mentale.

Sono sempre di più gli artisti che scelgono di parlare della propria salute mentale. A qualche giorno da quando Sangiovanni, in gara a Sanremo con il brano Finiscimi, ha dichiarato di sentire il bisogno di prendersi un periodo di stop dalla musica, anche altri cantanti si sono uniti alle sue parole.

È il caso di Ghemon, Syria e Levante, i quali sui social hanno parlato della loro esperienza all’interno dell’industria musicale e di come quest’ultima possa avere un impatto negativo sulla salute mentale.

L’industria musicale attuale promuove un modo di pensare e di agire inquinato dal culto dei numeri e dei sold out, che sta determinando più danni di quelli che il pubblico può vedere. Risultati che nascondono un mondo di bugie e false aspettative in cui, purtroppo a rimetterci, sono un sacco di ragazzi”: queste le parole del rapper Ghemon, che in un lungo post Instagram denuncia la performatività del sistema nel quale gli artisti sono immersi, spiegando:

Finiscono per farti credere se non fai quei numeri, non è che HAI fallito ma SEI fallito. Per loro è lavoro e a fine giornata finisce. Per te è la tua vita e viene a dormire con te. Ma voi che sapete che è quello che dico è vero, cosa state aspettando? Di fare i commenti dispiaciuti quando un ragazzo o una ragazza più fragili non reggeranno la pressione di questo sistema e faranno una cosa dalla quale non si torna indietro? Abbiamo bisogno dei dischi di un altro Tenco, non del suo tragico finale. Lo dico perché magari potevo essere io, se non avessi tenuto botta.

A commentare le parole di Ghemon la cantante Syria, che in un post ha raccontato le difficoltà dell’affrontare anche le delusioni del mestiere. “Penserete: ‘Chi fa questo lavoro è un privilegiato’, avete ragione è vero, ma dietro questa realtà si celano spesso dinamiche molto delicate”, ha spiegato la cantante, che nel 1996 aveva vinto Sanremo Giovani con il brano Non ci sto.

Non voglio dire di essere caduta nell’oblio questo no, ma certamente mi sono fortemente messa in discussione per lungo tempo ed ho trovato in me l’antidoto per non mollare senza soffrire, come capita a tanti di questi ragazzi di questa generazione che vengono arruolati in un vortice pieno di insidie”, ha continuato la cantante. “Per lunghi anni sono rimasta alla finestra a guardare chi dopo di me è stato più di me ed ha avuto la fortuna di vivere sfumature incredibili, di essere tanto di tutto”.

Infine anche Levante che, in occasione dell’uscita del suo documentario Levante Ventitré – Anni di voli pindarici, ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica parlando della propria depressione post-partum e della difficile ripresa come artista. “Sono sprofondata e risalita e ho sentito il bisogno di raccontare le mia depressione, il mio cambiamento estetico e quel Sanremo tanto strano dove ho cantato Vivo con quel look così spiazzante”, ha detto, definendo quello di Sangiovanniun atto coraggioso”. Su Sanremo, invece, la cantante ha dichiarato: “Non penso sia un tritacarne, penso però che sia importante circondarsi delle persone giuste. Lavorare 24 ore facendo musica è bello, ma il rischio è che si mostrino le proprie fragilità. C’è bisogno di qualcuno intorno che ti dica quando fermarti”.

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