Luana D'Orazio, il figlio affidato ai nonni materni: tolta potestà al padre

L'operaia 22enneè stritolata da un orditoio e morta tragicamente sul lavoro a Montemurlo (Prato) il 3 maggio del 2021. A breve si deciderà per il rinvio a giudizio dei tre imputati per l'incidente fatale alla ragazza.

Alessio, il figlio di Luana D’Orazio, la 21enne morta nel 2021 a Montemurlo (Prato) in seguito a un incidente sul lavoro (è stata stritolata da un orditoio a), è stato affidato ai nonni materni. La decisione è stata presa dal Tribunale dei Minori di Firenze ed è al momento valida per 24 mesi. Non è escluso, però, che la sentenza possa diventare più avanti definitiva.

Al padre del bimbo ed ex compagno della sfortunata mamma, Giuseppe Lerose, è stata invece revocata la potestà genitoriale.

L’uomo, che ha altri figli nati da precedenti relazioni e che vive in Calabria, aveva richiesto di continuare ad avere contatti con il piccolo. Il 28 ottobre 2021 i genitori di Luana avevano però presentato ricorso per far sì che a Lerose venissero tolti i diritti sul figlio, fino all’accoglimento della loro istanza, arrivato il 14 agosto 2022.

Sia prima sia dopo la tragedia, Alessio, che oggi ha sei anni, ha sempre vissuto con i nonni, ritenuti anche per i giudici la soluzione migliore per evitare ulteriori traumi. La nonna non può che essere soddisfatta della sentenza: “Sono con il mio nipotino, non posso parlare – ha detto al Corriere della Sera -. Comunque di lui non voglio dire nulla (Lerose, ndr). Lo proteggo e lo proteggerò sempre. Della decisione del Tribunale dei Minori non sapevo niente”.

Luana D’Orazio aveva 22 anni e non è la sola: morire sul lavoro nel 2021

Lerose, invece, sembra essere intenzionato ad accettare il verdetto: “Il Tribunale ha deciso l’affido di Alessio per due anni ai nonni materni – sono le parole di Domenico Sirianni, l’avvocato dell’uomo -. Allo stesso tempo, però, ha dato indicazioni ai servizi sociali di ricostruire anche il rapporto con il padre. Il mio assistito ha deciso di non fare ricorso. Non ha mai chiesto l’affido, ma solo di vedere il figlio. É convinto di non avere avuto giustizia, ma che sarà il figlio a capire negli anni che suo padre non ha rinunciato a lui”. I nonni materni, però, sostengono che il padre non abbia mai avuto grande interesse per il figlio.

Un’altra data cruciale è quella del 5 settembre 2022, in cui sarà nominato il giudice tutelare. Il 22 settembre, invece, è prevista l’udienza preliminare in cui potrebbe essere deciso il rinvio a giudizio ai danni dei tre imputati che devono rispondere dell’accusa di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche del macchinario a cui lavorava la vittima. Si tratta della titolare della fabbrica, Luana Coppini, il marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore Cusimano.

La datore di lavoro di Luana D’Orazio nei mesi successivi all’incidente aveva provato a difendersi sottolineando di non essere a conoscenza della disattivazione del sistema di sicurezza del macchinario.

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