Matteo Messina Denaro, boss di Castelvetrano, avrebbe progettato l’omicidio di Filippina Polizzi, madre dell’ex compagna Franca Alagna e nonna dell’unica figlia del capomafia, Lorenza Alagna, di 26 anni.

Questo dettaglio, come riporta la stampa, è emerso dopo il provvedimento con cui i giudici del Riesame hanno rigettato l’istanza di scarcerazione dell’amante di Matteo Messina Denaro, la maestra Laura Bonafede, arrestata il 13 aprile scorso per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena.

Sembra che il capomafia avesse in progetto la morte di Filippina Polizzi perché considerata l’origine dei contrasti famigliari nella famiglia del boss. Sarebbe stata, infatti, proprio Filippina Polizzi la causa dei litigi che, alla fine, hanno portato la figlia 26enne Lorenza Alagna a lasciare la casa dei Messina Denaro in cui aveva abitato con la madre ed ex compagna del boss.

Il piano di morte per Filippina Polizzi, progettato da Matteo Messina Denaro, non è mai stato realizzato. L’intento di uccidere la donna, comunque, è stato reso evidente dai giudici del Riesame grazie a un messaggio datato 15 dicembre 2022 tra Matteo Messina Denaro e l’amante Laura Bonafede.

La Bonafede lasciava intendere che questi (Messina Denaro ndr) avesse manifestato il proprio intento omicidiario ai danni di Filippina Polizzi, madre di Franca Alagna e ritenuta la vera artefice delle frizioni familiari”, hanno scritto i magistrati.

Laura Bonafede, in un biglietto di risposta durante una comunicazione con il capomafia, risponde: “Al punto 35 mi dici che porterai Quella a salutare Uomo”. In questo caso i codici “Quella” sta a significare Filippina Polizzi e l'”Uomo”, invece, il boss Leonardo Bonafede, padre della maestra, deceduto nel 2020. Una frase allusiva al fatto che il boss stesse progettando di mandare la donna insieme ai morti.

Secondo il Riesame, inoltre, l’amante del boss, Laura Bonafede, la cui relazione con Messina Denaro avrebbe avuto inizio nel 1996, ha contribuito in “modo fattivo” a tenere attiva e in funzione la particolare rete di comunicazione di Matteo Messina Denaro, affidando la consegna dei propri messaggi in codice ai vari intermediari e inventando lei stessa nuovi nomi in codice con cui fare riferimento “a terzi soggetti o servendosi di nomi già pensati da boss e distruggendo i messaggi da lui ricevuti in vantaggio dell’ex latitante”, scrivono i magistrati.

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