Partorì in coma, Cristina Rosi torna a casa e riabbraccia la figlia dopo due anni

La donna era stata fatta partorire alla 30esima settimana di gravidanza mentre era in arresto cardiaco, situazione che metteva a rischio la sua vita e quella della nascitura: entrambe hanno ora lesioni gravissime.

Cristina Rosi, 39enne toscana, è tornata finalmente nella sua casa nei pressi di Arezzo a distanza di due anni dalla nascita della sua bambina, Caterina. La donna aveva dovuto partorire alla 30esima settimana di gravidanza, a luglio del 2020, dopo avere avuto un arresto cardiaco che metteva a serio rischio la sua vita e quella della nascitura.

Successivamente la neomamma è stata trasferita in un centro di recupero situato a Innsbruck, dove è rimasta 11 mesi in coma fino al risveglio. A quel punto le è stato consentito di continuare il suo percorso in una struttura più vicina alla sua abitazione. Il marito, Gabriele Succi, insieme agli altri familiari, è sempre stato al suo fianco e si era fatto promotore di una raccolta fondi per permettere alla sua consorte e alla figlia di poter superare l’accaduto.

Entrambe soffrono ancora di gravi insufficienze, ma la presenza di Cristina tra le mura domestiche è per l’uomo già un grande passo avanti. “Cristina è qui, ora la mia famiglia è riunita” – sono state le sue parole al quotidiano La Nazione.

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Impossibile dimenticare per i suoi cari quanto accaduto un anno fa in Austria: la prima parola che lei era riuscita a pronunciare al risveglio era stata proprio “mamma“, scatenando l’emozione in chi era presente in quel momento. Quando era incosciente, Rosi ha avuto modo di ascoltare Gianna Nannini, una delle sue artiste del cuore, che non ha mancato di inviarle due messaggi audio e un video che lei ha potuto ascoltare a maggio 2022, il primo momento in cui ha potuto prendere finalmente in braccio la sua bimba.

Nel frattempo, prosegue l’inchiesta per far luce sulle responsabilità: un ginecologo dell’ospedale di Arezzo e tre medici di quello fiorentino di Careggi sono finiti nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni gravissime. Sulla base dei riscontri dei periti, il parto avrebbe dovuto essere programmato prima a causa delle patologie cardiache di cui la puerpera già soffriva e non in una condizione di reale emergenza come poi è accaduto.

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