Si può tranquillamente dire che la regista Emma Seligman abbia aperto la strada a un nuovo filone narrativo quando ha lanciato il suo ultimo film, Bottoms, che per la prima volta affronta il sesso tra gay adolescenti.

“L’unica rappresentazione di adolescenti queer che avevo visto sullo schermo era molto docile e dolce, e volevo solo vedere personaggi gay di mer*a”, ha dichiarato Seligman, senza giri di parole, durante un’intervista a Them.

Quel che aveva sempre voluto la regista era qualcosa di più volgare, vicino allo stile di American Pie ma con protagonisti queer. “Volevo fare qualcosa di gay e stupido e non così serio. Inoltre, volevo realizzare una storia di eroi. Qualcosa con combattimenti e nervosismi. Qualcosa di imprevedibile. […] Volevo dare alle ragazze queer, o alle persone queer in generale, la possibilità di essere anche loro così superficiali, banali e dissolute”.

Ed effettivamente le love stories vissute dai protagonisti del suo film non potrebbero essere più banali. L’“aggressivo” PJ (Sennott) e la “più passiva” Josie ( Ayo Edebiri) sono inseparabili migliori amici che possono essere descritti, senza timor d’errore, “superficiali”. Le loro rispettive cotte per le cheerleader Brittany (Kaia Gerber) e Isabel (Havana Rose Liu) si basano su poco più che sul bell’aspetto “da modella” delle due.

E per quanto riguarda la “dissolutezza” basta pensare alla nonchalance con cui Josie e PJ gestiscono il loro club di combattimento, che, ovviamente, pubblicizzano come un “club di autodifesa”.

Non c’è dunque spazio per sentimentalismi o storie di sofferenza legate all’essere gay. “In generale, non voglio realizzare nulla che sia una storia di coming out”, ha detto Seligman. “Desidero ardentemente vedere i personaggi liberamente queer, con una trama che parli letteralmente di qualsiasi altra cosa.”

Seligman voleva persone naturalmente divertenti nel suo film, ma le piaceva anche l’idea di scegliere un cast un po’ controcorrente. “Volevamo scelte di casting inaspettate, trovando ovviamente le persone adatte ai ruoli. Volevamo che tutti avessero una personalità distinta”.

La regista ha esternato anche il suo personale punto di vista sul mondo queer. “Mi sento davvero frustrata quando l’unica forma di intimità fisica che possiamo vedere sullo schermo tra persone queer è tenersi per mano, o il bacio più gentile di sempre. Un bacio condiviso alla fine del film, o un bacio sulla guancia…voglio dire, è da molto tempo che vediamo persone eterosessuali sco*are in modo molto vivido sullo schermo.”

Ma c’è anche un delicato equilibrio da mantenere. “C’è un’esitazione anche da parte nostra, come artisti queer, a rappresentare questa realtà perché non siamo abituati a vederla sullo schermo, soprattutto per quanto riguarda le donne queer che mostrano intimità fisica”, ha continuato.

“Non vuoi essere gratuito o cadere nelle trappole dell’oggettivazione che i registi uomini eterosessuali hanno creato per i personaggi femminili.” La pressione, quindi, è inevitabile ma “è una buona pressione. Dovremmo sentirci sfidati a oltrepassare i limiti. Penso che il pubblico etero possa gestirlo. E se non possono, non è un nostro problema”.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!