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Picchiata e costretta a bere acido dal compagno: "Vi mostro come mi ha ridotto l'uomo che amavo"

Martina Murgile, 40enne di Nuoro, lancia dal letto dell’ospedale un grido di aiuto contro il compagno che ha tentato di ucciderla con l'acido dopo averla picchiata.
Picchiata e costretta a bere acido dal compagno: "Vi mostro come mi ha ridotto l'uomo che amavo"

L’ennesima storia di violenza domestica quella che viene denunciata da Martina Murgile, 40 anni originaria della Lombardia ma residente a Macomer in provincia di Nuoro, che dal letto dell’ospedale lancia un grido di disperazione e di aiuto dopo che è stata picchiata a sangue dal compagno.

La donna ha deciso di raccontare l’aggressione avvenuta tre giorni fa, il 2 febbraio, quando è stata picchiata a sangue dal compagno di 44 anni all’interno della propria abitazione. Con un filo di voce, ricoverata nel reparto di Neurochirurgia in gravi condizioni, in attesa di subire vari interventi chirurgici, racconta l’aggressione in un video pubblicato dalla rete regionale Videolina e riportato da Repubblica:

“A metà mattinata mi ha costretta a bere dell’acido muriatico minacciandomi e dicendomi che se non lo avessi bevuto me lo avrebbe buttato in faccia. Ho bevuto un piccolo sorso riuscendo a sputarlo subito ma mi sono rovinata la bocca. Poi mi sono addormentata, è stato lì che mi ha raggiunta e aggredita a calci e pugni. Non avevamo litigato, non conosco il motivo per cui mi ha colpita”. 

La donna poi lancia un grido d’aiuto: “Aiutatemi a ricostruire la mia vita voglio scappare da Macomer per tornare nella mia terra, ma sono invalida, non ho una casa, non ho parenti, non ho soldi”. 

Il compagno, Francesco Falchi disoccupato di 44 anni, secondo Repubblica si trova in stato di fermo in attesa che il gip convalidi l’arresto. Martina è terrorizzata dall’idea che possa tornare a farle del male e in ospedale continua a ripetere: “Non so se il mio compagno è stato arrestato sono terrorizzata che possa di nuovo avvicinarsi a me”.

La donna ora è sostenuta da un’associazione di Macomer e dal Centro anti-violenza di Onda Rosa di Nuoro, che attraverso la propria pagina Facebook ha condiviso la foto del volto di Martina,  su sua precisa richiesta, nel tentativo di raccontare la vicenda a più persone possibili, per sensibilizzare le istituzioni verso un problema così grave come la violenza sulle donne e il femminicidio. Ecco il post pubblicato dal Centro anti-violenza di Onda Rosa:

Martina è una donna disabile al 100% per lesioni riportate a causa di violenze pregresse.
Questa ulteriore violenza aggraverà la sua condizione di salute.
Personalmente ho il “terrore” delle strumentalizzazioni giornalistiche, ma Martina chiede a noi il sostegno per incontrare tutti i giornalisti possibili.
È un suo desiderio.
E noi, anche se contrarie, la sosterremo in questo.
Desidera che il Paese intero, a partire anche da lei, inizi finalmente ad interrogarsi sul fenomeno strutturale della violenza maschile su noi donne.
Desidera politiche di libertà per tutte.
A partire da lei.
Desidera la massima condivisione soprattutto da quando ha saputo che l’avvocata di lui ha fatto una dichiarazione dove afferma che il suo “cliente è un soggetto debole”.
Debole per chi?
Non per cercare di ammazzare lei.
E probabilmente convinto di averla ammazzata è andato a pranzo fuori lasciandola a terra con il cranio fratturato.
#MartinaSiamoTutte

L’agenzia ANSA che ha raccolto il grido d’aiuto della 40enne picchiata ha comunicato che dopo alcuni interventi, sarà trasferita all’ospedale di Sassari per un’operazione al volto e al cavo orale. La donna, una volta uscita dall’ospedale, troverà alloggio presso una struttura protetta.

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