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Rehtaeh viene violentata, ripresa durante lo stupro e insultata dagli altri coetanei: si uccide a 17 anni

Lo stupro del 2011 da parte di 4 ragazzi, l’umiliazione di vedere in rete le immagini di quella violenza e gli insulti da parte dei suoi coetanei l’avevano distrutta. Rehtaeh decide di suicidarsi a soli 17 anni.

Canada – Rehtaeh Parsons all’epoca dei fatti era una ragazza di 15 anni, una giovane donna che aveva una vita dinanzi a sé: forse aveva iniziato a provare la gioia dei primi amori, probabilmente appena sveglia pensava a quanto si sarebbe divertita insieme alle sue amiche, forse era davvero una ragazza felice. La spensieratezza di Rehtaeh è morta un giorno del 2011, quando 4 ragazzi l’hanno violentata e ripresa durante lo stupro: lei era a casa di una sua amica; uno degli stupratori ha messo online le foto di quell’atto disgustoso. Da allora, la ragazza iniziò a subire gli insulti dei coetanei che avevano visto quelle ignobili immagini. La famiglia si era trasferita, Rehtaeh stava seguendo una terapia, stava iniziando a costruirsi una nuova cerchia di amicizie ma lo scorso giovedì ha deciso di togliersi la vita, a soli 17 anni: domenica, i genitori hanno deciso di staccare le macchine che la tenevano in vita.

La madre, Leah Parsons, ha denunciato la sua storia attraverso le pagine del Daily Mail: «Le inviavano messaggini a ogni ora, le chiedevano “Vuoi fare sesso con me?”, mentre le ragazze la apostrofavano come prostituta». I ragazzi accusati dello stupro, e che facevano parte della stessa scuola di Rehtaeh, furono assolti per insufficienza di prove. «Ha agito d’impulso – continua la madre – ma credo dal profondo del mio cuore che non si volesse togliere la vita. Ma quando sono riuscita a entrare in bagno, era troppo tardi…».

Le notizie di stupro sono all’ordine del giorno, ormai veniamo a conoscenza di così tante vicende che spesso “dimentichiamo” che dietro a quella storia, dietro a quelle parole scritte, dietro a quella cronaca radio/televisiva, c’è la storia di una ragazza, una donna, una bambina o un bambino alla quale viene portata via la spensieratezza e la fiducia verso gli altri. Questa situazione diventa ancora più insopportabile quando bisogna subire anche gli insulti di persone ignoranti che, invece di additare il colpevole, deridono le vittime.

In quel momento, quelle persone stanno violentando la vittima, ancora una volta.

 

 

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